Tra le tante misure che il calcio è pronto a prendere e si sta domandando quale strada percorrere ci sono anche quelle relative al taglio degli stipendi ai giocatori. Per alcune realtà si è già operato al riguardo, come nella Juventus e nel Cagliari, mentre le altre attendono direttive più comuni, scelte che arrivano dall'alto. Anche l'Aic, l'Assocalciatori ha aperto alla procedura, seguendo però un programma ben preciso e delineato.

Non è un pensiero solamente italiano, ma da più parti si sta cercando di organizzarsi per arrivare anche a parlare di questo aspetto senza creare facili tensioni o polemiche. Il Barcellona, ad esempio, in Spagna è stato il capofila con la scelta – contrattata col club – della decurtazione del 70 per cento egli emolumenti finchè non si tornerà a giocare. E lo stesso pensiero si sta espandendo in altre realtà al di fuori dell'Europa, come in Sud America.

Stipendi tagliati, anche per un anno

Questa situazione di difficoltà generale ha insegnato a tutti una cosa: siamo tutti uguali. Dare una mano a chi ha più bisogno è un atto sociale che deve partire dalle istituzioni, ma anche da ognuno di noi.

A parlare di questa eventualità è stato anche Carlos Tevez, l'Apache argentino ritornato al Boca Juniors dopo una vita trascorsa sui campi di calcio d'Europa. Per l'attaccante il taglio dei soldi ai giocatori potrà diventare necessità di vita per molti club che vedono oggi le entrate dimezzate e a volte, ridotte già a zero.  Dunque, sarà opportuno ‘frenare' le uscite che sono rappresentate per la maggior parte dei casi del ‘monte stipendi' delle rose.

Dare una mano ai meno fortunati

Una rinuncia che per Tevez potrebbe essere affrontata senza problemi soprattutto da parte dei top player che per anni hanno goduto di emolumenti milionari e che potrebbero davvero fare a meno degli stipendi non solo per alcuni mesi, bensì anche per una intera stagione, dando una mano ai colleghi meno pagati e alle società: "Noi non dobbiamo mantenere la famiglia lavorando sei giorni su sette, alzandoci alle sei di mattina e tornando alle sette della sera. Noi siamo fortunati, possiamo dare una mano a chi non lo è e sarebbe giusto e doveroso in una situazione difficile e di emergenza".