Mentre l'Italia è alle prese con la dura guerra contro il Coronavirus, il mondo del calcio s'interroga sul futuro e sulle conseguenze del Covid-19. Di fronte a tornei bloccati e ad eventi addirittura cancellati o rinviati, il danno economico per le società di calcio comincia a farsi sentire al punto che in molti hanno già avanzato l'ipotesi di un possibile taglio degli ingaggi dei calciatori. "Il tema della sostenibilità del sistema calcio durante e dopo questa crisi globale è ovviamente di estremo interesse per tutti quelli che vivono in questo sistema, calciatori compresi", ha fatto sapere Damiano Tommasi.

"Tutti abbiamo l'interesse che l'equilibrio economico venga preservato e proprio per questo dobbiamo valutare tutti gli elementi del momento – ha continuato il presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, in un'intervista concessa all'Ansa – Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori".

Il sistema calcio aspetta l'assist del Governo

Davanti ad un'emergenza globale, che ha messo in ginocchio il nostro paese e causato centinaia di morti, il numero uno dell'AIC non ha dunque chiuso la porta di fronte ad una possibile riduzione degli stipendi dei calciatori: un argomento che molti protagonisti del nostro calcio faticano ancora a digerire: "Abbiamo bisogno di sostegno da parte del Governo – ha aggiunto Umberto Calcagno, vice presidente dell'Associazione Italiana Calciatori – Il calcio paga 1 miliardo di tasse allo Stato. È importante che qualcosa, in un momento del genere, venga restituito per aiutare il sistema. Tutta la federazione viaggia compatta su questo fronte".

Decurtare del 15% lo stipendio dei calciatori potrebbe essere un'idea, anche se non deve passare come un'imposizione. È questo il parere di Marco Tardelli, candidato alla presidenza AIC: "Non credo sia obbligatorio chiedere ai calciatori di decurtarsi lo stipendio e non è giusto imporlo – ha spiegato al ‘Corriere dello Sport – ma rinunciare a qualcosa potrebbe però essere un segnale di vicinanza per i tifosi e per i cittadini che soffrono".