Una notizia che ha scioccato il mondo della pallacanestro. David Blatt, uno dei coach più popolari al mondo ha annunciato in una lunga lettera sul sito dell'Olympiacos di Atene, il suo club, di soffrire di sclerosi multipla. L'attuale capo allenatore della formazione greca, con un passato anche in NBA e in Italia (ha guidato le Benetton Treviso dal 2005 al 2007) ha raccontato la sua battaglia contro la malattia, dimostrandosi pronto a non mollare, continuando a lavorare sulla panchina dei biancorossi.

David Blatt soffre di sclerosi multipla, l'annuncio dell'allenatore dell'Olympiacos

David Blatt, uno degli allenatori di pallacanestro più esperti e conosciuti al mondo soffre di sclerosi multipla. Questo l'annuncio da parte del 60enne sul sito ufficiale della sua attuale squadra, l'Olympiacos: "A volte la vita ti mette di fronte a determinate situazioni senza alcun motivo. Questi sono i momenti che ti costringono a effettuare delle scelte che mettono davvero alla prova il tuo carattere. Alcuni mesi fa mi è stata diagnosticata una sclerosi multipla progressiva, una malattia che si manifesta in maniera diversa a seconda delle persone, una malattia autoimmune che può influenzare in tanti modi l’abilità di poter fare anche le cose che sembrano più normali".

Chi è David Blatt e i primi sintomi della sclerosi multipla

Una vita per il basket quella di Blatt che dopo aver calcato il parquet da giocatore, ha intrapreso una lunghissima e positiva carriera da allenatore che gli ha permesso di varcare i confini israeliani, guidando anche la Dinamo San Pietroburgo, la Benetton Treviso (ha vinto anche uno scudetto), l’Efes Pilsen, la Dinamo Mosca, l’Aris Salonicco, approdando anche in NBA dove ha allenato i Cleveland Cavaliers di Lebron James. Adesso però ecco la partita più importante: "A me sta colpendo soprattutto alle gambe. Stanchezza, equilibrio e forza muscolare stanno diventando dei veri problemi, per me. Ho iniziato trattamenti speciali per rinforzare la mia muscolatura e il mio equilibrio, così come un lavoro specifico in piscina per aumentare la mia forza fisica. Mi sforzo di fare movimenti che per molti sarebbero facili e normali ma che a me richiedono parecchio sforzo: mi aspetto di fare ancora di più, non certo di meno"

Blatt pronto ad affrontare una battaglia che non finirà mai

Blatt però è pronto a combattere, e vuole affrontare la malattia con la stessa metodologia che ha utilizzato nel corso della sua carriera sportiva, procedendo per step: "Quando mi sono ripreso dallo shock iniziale e dal dolore di immaginare quanto questa notizia avrebbe cambiato la mia vita, ho deciso subito che non mi sarei arreso. L’unica cosa che avrei potuto fare è adattarmi a questa mia nuova condizione e provare a continuare a vivere nel modo più normale possibile. Ho adottato la stessa metodologia che uso nel basket, quando c’è da risolvere e superare un ostacolo. La mia procedura prevede tre step: 1) Qual è il problema? 2) Perché è successo? 3) Come si può risolvere? Ovviamente il perché in questo caso è sconosciuto, non ci sono ragioni perché dovesse succedere, e questo potrebbe portare facilmente a uno stato di depressione o di autocommiserazione. Questa battaglia è una battaglia vera, che non scherza, e siccome non c’è un trattamento e una cura è una battaglia che non finirà mai. Però non minaccia la mia vita, mentre ci sono persone che sono chiamate a fronteggiare sfide ben più difficili. Dobbiamo avere il coraggio di non arrenderci, di andare avanti e di vivere una vita che mantenga una certa qualità".

Il messaggio di Blatt che non vuole arrendersi

Nessuna voglia dunque di autocommiserarsi, o piangersi addosso per Blatt che vuole lanciare un messaggio forte a tutti coloro i quali devono affrontare una situazione simile: "Come si può risolvere? Con un piano di lavoro quotidiano, e tenendo sempre la testa alta. Non voglio nascondermi, ho la fortuna di poter contare sul supporto di tante persone, le stesse persone che mi hanno subito fatto capire che io rimango sempre me stesso, anche se oggi sono costretto a comportarmi in maniera a volte diversa. Avere pietà di se stessi non porta a nulla, e anzi crea e incoraggia una spirale verso gli abissi".

La lezione di Blatt, che non rinuncerà ad allenare

E a tal proposito ecco la volontà di continuare a lavorare e cercare di dare il massimo, e di essere da esempio: "Sono un allenatore, il mio compito è quello di guidare, insegnare e ispirare altre persone. Il fatto che non abbia più la mobilità di prima o lo stesso grado di attività non va però a influire sulle mie capacità mentali. Sono fortunato, ho ottimi dottori, allenatori, fisioterapisti e un’intera organizzazione che ha scelto di accettare la mia malattia e aiutarmi a superarla. Come potrei lamentarmi? Non voglio farlo. Sarebbe solo uno spreco di energie. Ho chiesto ai miei giocatori e al mio staff di essere la miglior versione di loro stessi: io chiederò lo stesso a me stesso".  E in chiusura ecco una citazione di Johan Wooden ex cestista e leggenda del basket americano: "Indipendentemente dalle situazioni, le cose funzionano al meglio per chi fa sempre del proprio meglio, diceva Wooden. La mia condizione media non è certo un picnic in allegria, ma in tanti devono affrontare situazioni peggiori. È una responsabilità che sento quella di essere da esempio per tutti, per vivere la propria vita al meglio e non arrendersi mai"