Alex Schwazer ha chiesto la sospensione della squalifica di otto anni per doping. Il marciatore altoatesino era stato fermato dal TAS nell’estate 2016, subito prima della Olimpiadi di Rio 2016, ma dopo che il Gip di Bolzano ha ritenuto plausibile l’ipotesi della manipolazione delle urine usate per il controllo antidoping, ecco che l’atleta di Vipiteno ha chiesto la sospensione che è stata comunicata dal suo avvocato Gerhard Brandstatter.

Il 34enne campione olimpico della 50 km a Pechino nel 2008 ha presentato ufficialmente un’istanza al Tribunale Federale della Svizzera e adesso attende che la sua richiesta venga accolta in modo da poter tornare in strada per correre. Il suo obiettivo è quello di gareggiare a Tokyo 2020 e si tratterebbe di un clamoroso colpo di scena ma Schwazer vuole crederci fino in fondo e dimostrare la sua innocenza. Nel frattempo continua ad allenarsi per non farsi trovare impreparato qualora la squalifica dovesse essere sospesa: il sogno di poter partecipare alle prossime Olimpiadi è più vivo che mai.

La vicenda di Alex Schwazer

Sono circa tre anni che Schwazer sta portando avanti la sua battaglia. La prima squalifica, dopo quella del 2012 a Londra, arrivò nel 2016 seguito alla sua testimonianza al processo contro i medici della Federazione internazionale: il primo giorno dell'anno, alle ore 7:00 del mattino, l'atleta di Vipiteno venne sottoposto ad un controllo a sorpresa ordinato dalla Iaaf nel mese di dicembre. Schwazer era tornato in gara pochi mesi prima in seguito alla prima squalifica e venne trovato positivo ma questa comunicazione arrivò soltanto a giugno, interrompendo la sua carriera. Il Tas decise di squalificare il marciatore per otto anni ma Alex si è sempre detto innocente e il caso si è spostato al tribunale di Bolzano. Il Gip Walter Pelino ritenne fondata l’ipotesi della manipolazione delle urine e ha ordinato numerose perizie, tra cui un prelievo su cinquanta atleti volontari, prima della notizia della richiesta di sospensione della squalifica effettuata dall’atleta azzurro.