Il mondo dello sport e del ciclismo azzurro piangono la scomparsa di Alfredo Martini. La grande gloria del ciclismo azzurro si è spento all’età di 93 anni presso l’ospedale fiorentino di Careggi dove era stato ricoverato in seguito all’aggravarsi, dopo una caduta, delle sue già delicate condizioni di salute. Martini ha contribuito a scrivere pagini indelebili della storia del ciclismo prima da corridore, poi da dirigente e infine da Commissario tecnico della Nazionale. Sulle due ruote si confermò un gregario di tutto rispetto ottenendo anche 10 vittorie, e un piazzamento sul podio nel Giro d’Italia del 1950 alle spalle di campioni del calibro di Koblet e Coppi. La corsa in rosa finì comunque per vincerla sebbene non da corridore ma da direttore sportivo del Team Ferretti nel 1971 quando a trionfare fu lo svedese Pettersson.

La straordinaria carriera da Commissario tecnico dell’Italia

Una vita nel ciclismo quella di Alfredo Martini che dal 1975 al 1997 ha ricoperto con successo il ruolo di Commissario tecnico della Nazionale italiana lasciando un segno indelebile e un'eredità preziosa. Tanti i campioni cresciuti sotto la sua gestione e i titoli Mondiali conquistati: da Moser a Saronni, da Argentin a Fondriest fino alle ultime vittorie nei primi anni 90 di Gianni Bugno, oltre a 7 medaglie d’argento e altrettante di bronzo. Un vero e proprio totem dello sport sulle due ruote che dopo la nomina a supervisore di tutte le Nazionali italiane, ha ricevuto anche il titolo di  Presidente Onorario della Federazione Ciclistica azzurra. Tanti gli insegnamenti e i consigli lasciati in eredità alle giovani leve per Martini che nel libro “La Vita è una ruota” sottolinea ed evidenzia tutti gli aspetti positivi di uno sport come il ciclismo che a suo giudizio avrebbe meritato anche “un nobel per la pace”.