Il marciatore italiano Alex Schwazer torna ad allenarsi e inizia così la sua preparazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Ma la sua partecipazione ai Giochi è tutt'altro che scontata. Perché sul suo capo pende una squalifica per doping, per altri quattro anni e mezzo ufficialmente l'altoatesino non potrà gareggiare. Ma c'è un processo in atto che potrebbe ribaltare tutto e cancellare la pesantissima squalifica che ha posto fine all'atleta vincitore dell'oro alle Olimpiadi di Pechino 2008.

Schwazer sogna Tokyo 2020

Gerhard Brandtstaetter e Sandro Donati, rispettivamente avvocato e allenatore di Schwazer, hanno annunciato all'Adnkronos che l'atleta, vincitore di un oro olimpico e di due medaglie ai campionati del mondo, ha deciso di riallenarsi perché spera e crede che arriveranno notizie positive dai procedimenti giudiziari.

L'incredibile storia di Alex Schwazer

La storia dell'atleta azzurro è degna di un grande giallista. Schwazer dopo aver vinto l'oro nei Giochi 2008 voleva ripresentarsi a Londra per difendere la medaglia, ma un controllo antidoping lo smaschera. L'atleta viene squalificato fino al 29 aprile 2016. Addio Giochi 2012. Schwazer si rimette in carreggiata, vuole le Olimpiadi del 2016. Torna a correre e vince un'importante gara a Roma nel maggio del 2016. Quel successo gli dà il pass per i Giochi di Rio. Ma nel giugno del 2016 la FIDAL comunica che Schwazer è risultato nuovamente positivo a un controllo antidoping. Schwazer dice di non essere colpevole, è convinto che le contro analisi gli daranno ragione e vola in Brasile, dove però farà solo da spettatore. Viene escluso dalle Olimpiadi e il TAS lo squalifica per 8 anni.

I tanti dubbi sulla positività di Schwazer

Schwazer non ci sta, sa di essere pulito, pensa che ci sia un complotto ai suoi danni, fa una denuncia, si apre un procedimento e i RIS di Parma indagano su indicazione del PM incaricato. L'atleta, che ora ha 34 anni, e ufficialmente non è più un professionista è ancora sotto squalifica. Ma le indagini sono continuate e gli hanno grande fiducia. Perché le udienze in tribunale confermano dubbi e sospetti su una vicenda oscura. Su richiesta della procura quasi due anni fa sono stati esaminati i campioni di urina incriminati e dopo averli analizzato è rimasto più che fondato il sospetto del complotto. Le urine di Schwazer potrebbero essere state manipolate.