È morto Giorgio Mendella, “telefinanziere” e fondatore di ReteMia: aveva 73 anni

Si è spento a Sanremo, all'età di 73 anni, Giorgio Mendella. Il decesso è avvenuto in seguito a complicazioni post-operatorie, segnando la fine della parabola di uno dei personaggi più discussi e carismatici dell'Italia a cavallo tra gli anni '80 e '90. Mendella non è stato solo un imprenditore, ma il volto di un’epoca in cui la finanza entrava nelle case degli italiani attraverso il tubo catodico, con la forza della persuasione televisiva.
Il "miracolo" di Retemia e le promesse al 29%
Originario di Monza ma viareggino d'adozione, Mendella costruì un impero, la holding Intermercato, che al suo apice arrivò a fatturare 250 miliardi di vecchie lire. Il cuore pulsante del sistema era Retemia, emittente con sede a Lucca dalla quale Mendella parlava per ore ai risparmiatori. Il suo "prodotto" erano investimenti azionari e immobiliari conditi da promesse che oggi sembrerebbero surreali: rendimenti annui tra il 25% e il 29%. Migliaia di persone si fidarono, investendo i risparmi di una vita in quello che appariva come un bancomat inesauribile alimentato dallo schermo televisivo.
Il calcio e la squadra dei campioni
Mendella portò il suo spirito visionario anche nello sport, acquistando il Viareggio Calcio. Sotto la sua presidenza, tra il 1988 e il 1991, la squadra visse stagioni epiche in Serie C, schierando giocatori che avrebbero poi segnato il calcio italiano, tra cui un giovane Luciano Spalletti e Pierpaolo Bisoli. Quella squadra "galattica" per la categoria fu l'ultimo grande vanto prima che l'uragano giudiziario travolgesse tutto.
La caduta: dalla Consob alla condanna
Il castello di carte iniziò a crollare nell'estate del 1990. La Consob bloccò la vendita delle azioni per violazione delle leggi sul pubblico risparmio, dando il via a una serie di inchieste per bancarotta fraudolenta. Mendella finì a processo e venne condannato a 9 anni dai tribunali di Lucca e Milano. Nonostante il carcere e il declino del suo impero, non rinunciò mai alla sua indole di inventore: nel 2009 tentò persino un ritorno con un decoder "rivoluzionario" che avrebbe dovuto far guadagnare i telespettatori guardando la pubblicità. Con la sua scomparsa se ne va l'ultimo dei "bonimentori" della finanza catodica, capace di trasformare un palinsesto televisivo in una borsa valori.