22 Giugno 2022
7:57

Bill Cosby condannato per violenza sessuale, abusò di una 16enne alla Playboy Mansion nel 1975

Bill Cosby, volto noto per il suo ruolo nella sitcom I Robinson, è stato ritenuto colpevole di aggressione sessuale nei confronti di Judy Huth. La vittima ha affermato che le molestie sono avvenute nel 1975, quando aveva 16 anni, nella Playboy Mansioni di Hugh Hefner.
A cura di Elisabetta Murina

La giuria del processo contro Bill Cosby ha raggiunto un verdetto. L'attore, volto noto per il suo ruolo nella sitcom I Robinson, è stato ritenuto colpevole di aggressione sessuale nei confronti di una donna, Judy Huth, all'epoca dei fatti minorenne. La vittima ha affermato che le molestie sono avvenute nel 1975, quando aveva 16 anni, nella Playboy Mansioni di Hugh Hefner.

Il verdetto del processo

Secondo i documenti del processo, che è ora giunto a un verdetto finale, la Huth avrebbe incontrato Cosby per la prima volta proprio nel 1975, quando stava girando un film a San Marino, in California. E sarebbe stato proprio l'attore e comico a causare intenzionalmente un contatto sessuale dannoso con la ragazza, allora minorenne.

I giudici hanno ritenuto Cosby colpevole di violenza sessuale e assegnato alla vittima, oggi 64enne, 500mila dollari di risarcimento danni. L'uomo non ha partecipato al processo e ha negato tutte le accuse nei suoi confronti. La donna, invece, stando a quanto riportato dal Washington Post, ha commentato così il verdetto: "Ero euforica.  Seriamente, sono passati così tanti anni, così tante lacrime". 

"Giocavamo a Donkey Kong", la testimonianza di Donna Samuelson

Nel corso del processo una testimonianza chiave è stata quella di Donna Samuelson, amica di scuola di Judy Huth e con lei nella Playboy Mansion di Hugh Hefner quando si sarebbe verificato l'abuso. La testimone ha affermato che nella stanza stavano giocando a Donkey Kong, ma questo non sarebbe possibile dal momento che il videogioco è uscito solo 6 anni dopo l'episodio, che risale al 1975. Gli avvocati di Cosby infatti hanno ritenuto che le parole della donna fossero false, ma lei si è difesa spiegando: "Capisco che non fosse ancora stato pubblicato. Ma ho sbagliato nome. Ho continuato a ripetere Donkey Kong perché era solo un gioco, poteva essere qualunque altro gioco". 

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