Hassan Diab, il ragazzo di 11 anni testimone del presunto attacco con armi chimiche a Duoma, durante la conferenza stampa organizzata dalla Russia nella sede dell’Opcw
in foto: Hassan Diab, il ragazzo di 11 anni testimone del presunto attacco con armi chimiche a Duoma, durante la conferenza stampa organizzata dalla Russia nella sede dell’Opcw

Mentre gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) sono ancora al lavoro per stabilire se sia stato il gas nervino ad uccidere oltre 40 persone a Douma il 7 aprile scorso, la Russia continua a sostenere che sia trattato solo una messa in scena. Secondo questa tesi, si tratterebbe di un’operazione orchestrata dai Caschi bianchi, i volontari che soccorrono i civili nelle aree fuori dal controllo governativo. Per dimostrarlo, la delegazione russa ha tenuto una conferenza stampa nella sede dell'Opcw all'Aia in cui ha presentato diversi testimoni di quanto avvenuto quel giorno nella città della Ghouta orientale.

Tra loro c’era anche Hassan Diab, il ragazzo di 11 anni che appare in uno dei video diffusi dagli attivisti siriani subito dopo il presunto attacco. “Eravamo nel seminterrato – ha affermato il giovane – quando abbiamo sentito qualcuno gridare che dovevamo correre all'ospedale. Ci siamo spaventati e subito c’è stato il panico generale”. “Quando sono arrivato in ospedale – ha aggiunto – hanno iniziato a versarmi acqua. Non so il perché”. Nel filmato, infatti, si vede il personale sanitario lavare Hassan e altri bambini con un getto d’acqua nel tentativo di eliminare possibili sostanze chimiche.

Anche per il padre del ragazzo, accanto a lui nella conferenza stampa, non si è trattato di alcun attacco con armi proibite. Dello stesso parere un medico e un altro testimone che si trovava nell’ospedale, secondo cui, i pazienti erano intossicati dal fumo e la polvere provocati da un bombardamento e non presentavano sintomi da soffocamento. “Dopo questi racconti, non dovrebbe esserci alcun dubbio su chi diffonde notizie false portando avanti una guerra informativa”, ha dichiarato l'ambasciatore russo, Alexander Shulgin, al termine della conferenza stampa. Non è la prima volta che la Russia prova a screditare l’uso di armi chimiche in Siria. Il ministero della difesa russo, cinque giorni dopo aver preso il controllo militare di Duoma, ha diffuso un video in cui due medici affermavano che erano stati gli attivisti a cospargere i pazienti con acqua per diffondere la falsa notizia di un attacco chimico da parte del regime siriano.

Altri medici fuggiti da Douma, e che adesso si trovano nelle zone controllate dall'opposizione, hanno raccontato però di aver subito minacce da parte dei militari siriani nel caso avessero rivelato quanto successo.  Se Hassan quindi non è stato intossicato con i gas resta da spiegare come il 7 aprile scorso sono morte decine di persone in un palazzo della città in quel momento sotto attacco dell’esercito siriano. Oltre al video in cui appare il ragazzo, ne sono circolati degli altri in cui si vedono i corpi senza vita di donne e bambini con i segni di una morte orribile. Secondo quanto hanno dichiarato i dottori del centro medico, i pazienti presentavano sintomi compatibili con l'esposizione al gas cloro e probabilmente anche al sarin, il potente agente nervino già utilizzato nel corso della lunga guerra siriana. Altre 500 persone, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, erano state ricoverate con sintomi da intossicazione.

Regno Unito, Stati Uniti e Francia, i tre Paesi che hanno preso parte al raid missilistico contro la Siria, hanno boicottato l'incontro organizzato dalla delegazione russa all'Aia e hanno commentato in termini molto duri la conferenza stampa. Per il Regno Unito si è trattato di una “spregevole bravata”. “L'Organizzazione per la proibizione della armi chimiche non è un teatro”, ha dichiarato Peter Wilson, il rappresentante britannico. “La decisione della Russia è un altro tentativo di minare il lavoro degli ispettori che stanno indagando sull'uso di armi chimiche in Siria”, ha aggiunto Wilson prima dell’evento. La mossa della Russia è stata definita come un’operazione di propaganda e disinformazione.

“Il direttore generale dell'Opcw ha chiesto agli Stati membri di fornire tutte le informazioni di quanto avvenuto a Douma agli ispettori sul terreno. La Russia e la Siria dovrebbero fare questo invece di condurre una campagna di propaganda e disinformazione”, ha concluso Wilson. Dura anche la reazione dell'ambasciatore francese, Philippe Lalliot. “Non ci sorprende questa oscena mascherata da parte del governo siriano – ha affermato il diplomatico – responsabile di aver massacrato il suo stesso popolo negli ultimi sette anni”. Anche il Segretariato tecnico dell'Opcw ha criticato l’incontro. “Abbiamo informato la delegazione russa che queste persone dovrebbero essere interrogate prima dal team investigativo che si trova in Siria. È stato anche raccomandato che l'incontro si svolgesse una volta conclusi i lavori della missione d’inchiesta. Ciò nonostante, la delegazione russa ha dichiarato che avrebbe tenuto lo stesso la conferenza stampa”, si legge in una nota dell'Organizzazione per la proibizione della armi chimiche.

Per ragioni di sicurezza, il team degli ispettori ha dovuto rinviare due settimane l’arrivo sul luogo dove sarebbe avvenuto l’attacco. Per gli esperti le prove nel frattempo potrebbero essere andate perse o distrutte di proposito. Il governo di Bashar al Assad ha sempre negato l’uso di armi chimiche nonostante le pesanti accuse che gli sono state mosse. Il sarin è stato utilizzato nell'attacco di Khan Shaykhun il 4 aprile del 2017 dove morirono oltre 80 persone. Dai campioni prelevati dall'Organizzazione per la proibizione delle Armi Chimiche sul luogo dell’esplosione è emerso che l’uso del gas sarin è stato dimostrato “in maniera incontrovertibile”. Lo stesso impiegato nel 2013 in un attacco nella Ghouta orientale che provocò centinaia di vittime.