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Sergio Nazzaro, classe 1973, è da sempre attivo nel documentare uno dei fenomeni più misconosciuti dalla cronaca del nostro paese, quello della mafia africana.

Cresciuto sul delta del Volturno, ha vissuto l'esponenziale aumento dell'immigrazione africana nella zona del litorale domizio. Ha descritto già in suoi precedenti lavori il potente circuito mafioso, alimentato dalla povertà e dal degrado, che una parte della comunità africana istallatasi a Castel Volturno ha attivato, smistando un'economia mafiosa basata sulla prostituzione e sul traffico di droga.

Nel suo ultimo reportage, dal titolo Castel Volturno, descrive con dovizia di particolari la vita di una cittadina e i suoi dintorni che hanno visto crescere in modo esponenziale la comunità africana nella sua zona urbana, in modo non ben descritto dalle statistiche ufficiali.

Il libro vuol essere, oltre che una descrizione del circuito di queste organizzazioni mafiose, anche una reportage sull’intera vita della comunità, “un esperimento sociale”, per usare le parole dell’autore, generato dall’assenza dello stato e dalla mancanza di un’economia virtuosa che possa includere i territori qui messi sotto una lente di ingrandimento nel sistema-paese.

Al contrario l’estremo degrado la povertà, il disagio sociale e la sostanziale assenza dalle cronache, hanno reso questo territorio il luogo perfetto per il sorgere di una società mafiosa che emula l’egemone organizzazione camorristica, pur avendo un forte senso della propria etnia e della propria provenienza.

Consapevole di essere “ospite”, la mafia africana ha emulato i meccanismi e le costanti culturali di quella nostrana, un sistema basato sull’omertà, sullo sfruttamento della povertà e sul accumulo di un capitale che, pur avendo come punto nevraligico il territorio di Castel Volturno, ha esteso il proprio commercio ben al di là dei territori campani, che sfrutta come un bacino in cui trovare connivenza e manovalanza,  con lo scopo essenziale di creare un profitto illegale.

Tuttavia Castel Volturno, negli intenti dell’autore,  sembra essere prima di tutto un racconto sulla comunità, sull’insieme di forze sociali, di etnie diverse, che si trovano ogni giorno ad essere coinvolte o a scontrarsi con il problema della criminalità organizzata. Vuole essere insomma un libro sul riscatto sociale, che racconta come la quotidianità sia il terreno di lotta fra organizzazioni mafiose e piccole comunità, bianche e nere, che lottano per la sopravvivenza e per l’emancipazione.

Il disegno che l’autore fa emergere è quello dunque di un territorio caduto in mano al crimine essenzialmente perché è stato ignorato, tagliato fuori da tutto e tutti, permettendo al crimine di prosperare nel silenzio di una valle che sembra scomparsa persino dalla nostra geografia.

Gli unici momenti in cui una realtà del genere sembra emergere dal nulla sono quelli dell’onore delle cronache dovuti, ad esempio, alla terribile strage compiuta nel settembre del 2008, da parte della Camorra locale, per una questione di tangenti.

Fra gli altri lavori di Sergio Nazzaro, oltre a Castel Volturno ricordiamo altre opere dell'autore che, fra le varie attività di reporter, vanta il primato per la conoscenza e l’approfondimento del fenomeno mafioso africano: Io per fortuna c’ho la Camorra (2009), Dubai confidential (2009), Mafiafrica (2010).