Venerdì scorso Alexa Rudi è arrivata all'aeroporto di Edmonton, in Canada, e ha trovato alla fine delle scale mobili una ventina di familiari ad aspettarla. Come si vede nelle immagini riprese da Cbc News, tutti avevano dei cartelli col suo nome e delle foto di quando era bambina e tra loro c’era anche sua mamma, Theresa Atkinson, che lei non vedeva da trenta anni. Le due donne subito si sono abbracciate e sono scoppiate entrambe a piangere. Finalmente, dopo trenta anni e una vita trascorsa a cercarsi, si sono ritrovate. Alexa, che da bambina si chiamava Viola Pepper Atkinson, era stata data in adozione quando era piccola senza che sua madre Theresa, mentalmente disabile, riuscisse a rendersene conto. “Theresa ha avuto alcuni problemi: l’assistente sociale lo ha saputo e ha fatto le sue indagini”, ha spiegato Cyndy Atkinson, la zia di Alexa. La donna firmò i documenti che consentivano di dare in adozione la figlia, ma senza capire bene cosa stesse succedendo. “Non c’era nessuno che la difendesse, quindi era fondamentalmente sola a firmare ciò che pensava potesse essere la promessa di riavere indietro sua figlia”, ha aggiunto la zia.

Per anni la mamma, dopo aver capito di aver dato in adozione la figlia, ha sperato che la bambina potesse tornare a casa. Ha continuato anche a comprarle peluche e bambole in attesa del suo ritorno e ha implorato i suoi familiari ad aiutarla. E nel frattempo anche Alexa, che dopo la separazione dalla mamma ha vissuto in diverse città, ha cercato la sua famiglia. E poco prima del suo quarantesimo compleanno ha lanciato un appello su Facebook per chiedere a tutti di aiutarla a ritrovare la madre. Nemmeno 24 ore dopo, quell’appello condiviso dai suoi contatti è arrivato a una persona che conosceva la sua famiglia. E così Alexa e sua madre sono tornate in contatto e hanno deciso di incontrarsi. “Mi sono sentita persa e frammentata per tutta la vita. Ma adesso che ho parlato con mia madre e con il resto della famiglia, finalmente tutto ha avuto un senso”, ha dichiarato la donna aggiungendo di aver trascorso un’intera vita “con un buco nel cuore che nulla può riempire”.