La richiesta di archiviazione aveva fatto discutere (secondo la Procura la presunta vittima sarebbe troppo "vecchia" per essere intimidita da quello che al tempo era il presidente della FIGC) ma il GIP di Roma Costantino De Robbio la pensa diversamente: bisogna indagare ancora Carlo Tavecchio per "per consentire di fare luce sulla vicenda" e "accertare se sussistono le condizioni" per andare a processo. Per questo nella sua ordinanza di oggi "ordina l'effettuazione delle indagini indicate nell'opposizione di archiviazione". Niente archiviazione, quindi, dopo la denuncia di novembre 2017 in cui Elisabetta Cortani (ex presidente della squadra di calcio femminile della Lazio) raccontava alcuni episodi avvenuti nel 2015 e nel 2016 nell'ufficio dell'allora presidente della Federazione.

Di uno dei due incontri ci sono anche video e audio registrati: dopo l’ingresso della Cortani nel proprio ufficio Carlo Tavecchio comincia a raccontare della sua salute, della pressione mediatica e delle vicissitudini della nazionale maschile. Poi, improvvisamente, cambia tono: “sei in forma, scopi tanto!”. Elisabetta racconta: "Talmente sono rimasta imbarazzata e interdetta da tale affermazione che non so per quale motivo ho risposto in modo secco. ‘Abbastanza', ho detto". Il presidente non si scompone, allunga la mano per toccarle il seno e senza accorgersene disattiva la telecamera nascosta. Da qui in poi rimane comunque l’audio dell’incontro.  E non solo. Quando Elisabetta Cortani fa per andarsene Tavecchio avrebbe cercato di spingerla sul divano vicino all’entrata dell’ufficio: "Cercava con forza di spingermi sul dicano palpandomi contemporaneamente su tutto il corpo tanto che io cercavo di bloccarlo con una scusa, cercando di parlare di altre cose. Gli ho anche detto ‘Presidente ma è tutto aperto, smettila!' E lui mi ha risposto “…e chi se ne frega, non ci vede nessuno”. Elisabetta si divincola e scende dal palazzo. In auto ad aspettarla oltre al compagno c’è anche la figlia: "sono scoppiata in una crisi di pianto. Mi sono vista umiliata e ferita profondamente come donna da un rappresentante istituzionale, dal mio Presidente, la persona che dovrebbe tutelarci".

Oggi, dopo mesi difficili, Elisabetta Cortani dichiara: "È una piccola vittoria – racconta – ma soprattutto è uno spiraglio per un processo che stabilisca le reali responsabilità" e continua "Mi rendo conto sulla mia pelle di come l’ipocrisia su queste problematiche appartenga a tutti. – dice la Cortani – Qualcuno in questi mesi mi è stata vicino, come l'ex ministra Fedeli, ma oggi all'improvviso si è risvegliata gente che mi ha lasciato sola in tutti questi mesi". E sulle cause di questo assordante silenzio sembra avere le idee ben chiare: "Probabilmente per il potere del personaggio e poi perché la gente ha perso fiducia nelle donne che denunciano le molestie. Il movimento #MeToo doveva essere forte e dare respiro a tutte e invece credo di avere subito un trattamento che non merito. Però devo dire che io stessa ho trovato il coraggio di denunciare dopo avere sentito un’intervista di Giulia Bongiorno che invitava a denunciare sempre. E se tornassi indietro lo rifarei".

E chissà che ora non si mobiliti anche un pezzo del calcio italiano: "Il mondo del calcio – dice Elisabetta – per me è stata una delusione morale, soprattutto nei valori, quegli stessi valori che cerchiamo di insegnare ai figli e alle nostre calciatrici: lealtà, verità, correttezza. Un mondo deludente che va completamente rifondato". E lei non ha perso la speranza: "sono molto contenta perché ora potranno essere sentiti come testi persone che hanno vissuto con me quei momenti tra i quali illustri personaggi del mondo del calcio e dirigenti".