L'ha portata in grembo per nove mesi, ma a nemmeno una settimana di vita l'ha scaraventata a terra, ammazzandola, per poi tentare il suicidio, in quello che potrebbe delinearsi come un dramma della depressione post parto. Il desiderio di diventare mamma, Federica Ziliotto, 42enne di Bolzano Vicentino, lo accarezzava da tempo, da quando aveva sofferto di un aborto spontaneo qualche anno prima. “È un dono di Dio” diceva della piccola Alice. Molto credente e attiva in parrocchia, volontaria impegnata a recapitare i bollettini parrocchiali di casa in casa nei quartieri nel comune in provincia di Vicenza. “La si vedeva a messa orgogliosa di quel suo pancione, era così bella” racconta al Corriere della Sera un parrocchiano. “Una coppia riservata ma, da quello che mi dicono, molto unita. È una grande tragedia”, aggiunge il sindaco Daniele Galvano. Per la donna è scatta l’ accusa di infanticidio, ma il carico maggiore, per il marito Riccardo, i familiari e i sanitari, sarà andare avanti nella consapevolezza di quanto accaduto. “Non c’è stata nessuna avvisaglia, niente di anomalo che potesse far pensare ad un malessere di Federica, niente” ha riferito Riccardo ai carabinieri, disperato. La 42enne – che ha tentato di togliersi la vita ferendosi con un coltello al collo – ora è ricoverata nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Bortolo.

Madre e figlia erano state dimesse dallo stesso nosocomio solo sabato 19: una grande festa per loro due, come accade sempre per questi lieti eventi. Riccardo e Federica si erano trasferiti a Bolzano Vicentino nel 2009 e si erano sposati nella chiesa della frazione di Lisiera tre anni più tardi: “Erano molto felici negli ultimi tempi” raccontano in paese. Parole simili a quelle di don Alessio Graziani: “Federica e suo marito venivano quasi tutte le settimane a messa, di solito il sabato sera. Finita la funzione, alcune settimane fa – racconta al Corsera – mi sono fermato a scambiare qualche parola con lei. Mi ha raccontato che era davvero molto felice per quella bimba che sarebbe venuta al mondo, che la considerava un dono di Dio”. Una tragedia che lascia dunque attoniti, che apre a molte interrogativi su come le neomamme sono sostenute e accompagnate in un momento tanto importante quanto delicato della loro vita.