Era arrivato in Italia con un visto turistico tramite un conoscente che gli aveva promesso un lavoro regolare ma allo scadere del documento la vita gli ha imposto di trasgredire la legge e diventare un clandestino. Quel suo essere irregolare però non gli era mai andato a genio, così prima ha provato a regolarizzarsi con una sanatoria e infine, appena ha messo qualche soldo da parte lavorando in nero, ha deciso di procurarsi una carta d'identità falsa per poi presentarsi alle autorità per poter pagare la sua parte di tasse nel nostro Paese. Come racconta Il Secolo XIX, è l'incredibile storia di Hennadii Arkhypenk, un cittadino ucraino ormai in Italia da oltre dieci anni e ribattezzato dagli amici con un più semplice Gennaro Russo.

Per un beffardo destino, l'ossessione per la legalità di Hennadii ha finito però per ritorcersi contro di lui. Dopo aver trascorso anni in Italia prima lavorando come dipendente in nero e poi con una propria ditta individuale di artigianato con tanto di partita Iva, infatti, è finito nei guai  proprio per la sua carta di identità che è servita per la dichiarazione dei redditi, la patente e la partita iva. Come racconta sempre il quotidiano ligure, l'inghippo è nato quando i vigili urbani di Ceriale, in provincia di Savona,  consultando il suo documento, hanno scoperto che riportava una strada di residenza nella vicina Albenga che in realtà non esisteva. Per lui è scattata così la denuncia e ore rischia di essere rimandato in Ucraina. L'unica speranza per lui è chiedere la protezione umanitaria per via della guerra nella sua zona di origine al confine con la Russia. " Volevo solo lavorare e fare le cose per bene. Li non ci posso tornare, c’è la guerra e ho paura e poi io voglio rimanere qui, lavorare e pagare le tasse" ha spiegato Hennadii.