Tra gli spettacoli simbolo della Rossini Renaissance promossa al Teatro alla Scala di Milano da Claudio Abbado c’è senza nessun dubbio La Cenerentola andata in scena nel 1973, realizzata da Jean-Pierre Ponnelle. Così, a cinque anni dalla scomparsa di Claudio Abbado, la Scala riporta in scena La Cenerentola nell’allestimento visto per l’ultima volta nel 2005 e sempre nell’edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro curata da Alberto Zedda, il musicologo e direttore rossiniano scomparso nel 2017. Undici repliche, dal 10 febbraio al 5 aprile, per l'opera che nel 2017 ha compiuto 200 anni dalla prima rappresentazione. In una versione che tiene conto del trittico buffo con cui Abbado e Ponnelle hanno mandato in soffitta il Rossini farsesco del passato, ponendo le basi per una lettura contemporanea rimane anche oltre Rossini un modello di teatro fatto sulla musica, sposando ritmo e suggestioni della partitura.

Il capolavoro rossiniano, diretto da Ottavio Dantone, vede in scena un cast di giovani star: Marianne Crebassa, Maxim Mironov, Nicola Alaimo e Mattia Olivieri. Dantone ha più volte lavorato con Claudio Abbado come maestro al cembalo. Direttore dal 1996 dell’Accademia Bizantina, complesso strumentale specializzato nell’esecuzione del repertorio musicale del XVII e XVIII secolo, ha gradualmente esteso il suo repertorio anche al periodo classico e romantico.

La regia di Jean-Pierre Ponnelle è ripresa da Grischa Asagaroff, che con Ponnelle ha avuto una stretta collaborazione e che negli ultimi anni ha realizzato per la Scala l’Elisir d’amore di Donizetti. Come Angelina canta il mezzosoprano francese Marianne Crebassa, che ha debuttato nella parte con grande successo lo scorso novembre all’Opéra National di Parigi. Nominata nel 2017 “cantante lirica dell’anno” alle Victoires de la musique classique, è al suo primo ruolo rossiniano alla Scala dopo il successo in Lucio Silla, L’enfant et les sortilèges e Tamerlano.