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24 Settembre 2021
8:07

Torna da un viaggio in Africa con la malaria, ma i medici non se ne accorgono e muore

Fa un viaggio in Africa, si sente male al suo ritorno. Ma nessuno, tra i medici dell’ospedale Sant’Eugenio, ha pensato alla malaria e così la signora, una romana di 68 anni, è morta. Adesso tre sanitari dell’ospedale dovranno affrontare un processo per omicidio colposo. La malattia, secondo l’accusa, era molto semplice da diagnosticare.
A cura di Enrico Tata
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È tornata da un viaggio in Africa, due settimane trascorse in Etiopia. Un evidente campanello d'allarme per i medici, dal momento che la signora, una romana di 68 anni, si è sentita male e ha avuto la febbre alta subito dopo essere tornata nella Capitale. Insomma, per i sanitari diagnosticarle la malaria sarebbe dovuto essere un gioco da ragazzi. E invece niente, nessuna diagnosi. Soltanto una dottoressa ha avuto un sospetto e ha disposto l'invio di un campione di sangue al Centro malattie infettive dell'Istituto Spallanzani. I risultati, però, sono arrivati troppo tardi e la donna ha perso la vita. Adesso i medici del Sant'Eugenio che l'hanno visitata dovranno affrontare un processo per omicidio colposo. Ieri, infatti, il gip ha accolto la richiesta della procura in tal senso e ha rinviato a giudizio i tre sanitari indagati. Secondo gli inquirenti i dottori avrebbero "omesso di diagnosticare l'infezione malarica e di adottare i relativi provvedimenti terapeutici urgenti e necessari".

Nessuno ha pensato alla malaria, nonostante il viaggio in Etiopia

La signora è morta due anni fa. È rientrata da una vacanza in Etiopia il 24 agosto del 2019, ma appena arrivata a Roma ha cominciato a sentirsi male. È andata al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Eugenio e ai medici ha raccontato del viaggio. Nonostante questo, nessuno ha pensato a un possibile caso di malaria. Il decesso è avvenuto qualche giorno dopo "per coagulazione intravascolare disseminata complicata da insufficienza multi-organica conseguente a infezione malarica". I sintomi erano evidenti, ma sono stati incredibilmente ignorati.

Le accuse ai medici indagati

L'accusa è infatti quella di non aver effettuato "l'appropriato iter diagnostico, ossia immediato test specifico per verificare la sussistenza della malaria, patologia che doveva essere già ipotizzata al momento dell'arrivo al pronto soccorso del nosocomio per i chiari sintomi evidenziati tra cui la febbre elevata. I medici omettevano di disporre immediato trasferimento verso una struttura ospedaliera idonea per la cura di malattie infettive, così che non veniva intrapresa in maniera adeguata e tempestiva la terapia antimalarica con conseguente evento letale", il parere dei pm. L'istituto Spallanzani è invece stato interpellato, con l'invio del campione di sangue, dopo più di due giorni dal ricovero della donna. Probabilmente con un'adeguata e mirata terapia la signora sarebbe sopravvissuta.

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