Angelo Parete è morto a 35 anni dopo un ricovero al Policlinico Gemelli di Roma lo scorso 10 gennaio, dove era arrivato per una visita specialistica da Caserta. L’uomo, nato con la Sindrome di Down, era arrivato al pronto soccorso accompagnato dalla famiglia con un sospetto linfoma. Una volta ricoverato le sue condizioni sono peggiorate velocemente ed è deceduto nel giro di 15 giorni. Secondo l’ospedale Angelo è morto a causa di una leucemia molto aggressiva ma Teresa, la mamma, ha deciso di presentare una denuncia nei confronti dell’ospedale per appurare se il figlio ha ricevuto tutte le cure necessarie e se il fatto che abbia contratto il Covid proprio in ospedale ha peggiorato le sue condizioni.

Così viene ricostruita la vicenda medica di Angelo nella denuncia presentata dalla famiglia: “A fine novembre comincia ad accusare forti dolori all’addome, per cui veniva sottoposto ad una serie di esami di routine, tra cui un eco-addome, per capire l’origine del Suo malessere. In data 08.12.2020, a causa di un forte aumento del dolore addominale, Angelo veniva trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso della Clinica Pineta Grande di Castel Volturno dove venivano svolti ulteriori accertamenti a seguito dei quali il medico dimettente consigliava di consultare un ematologo, perché i dolori di cui soffriva Angelo potevano ricondursi ad un linfoma. Tant’è i genitori si rivolgevano al reparto di ematologia del Policlinico Gemelli di Roma e fissavano una visita per il giorno 17.12.2020. In data 16.12.2020 i dolori addominali diventavano fortissimi e Angelo iniziava ad avere anche scariche di sangue dalle feci e vomiti, per cui i genitori decidevano di portarlo direttamente al Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli di Roma, visto che il giorno dopo avrebbe dovuto eseguire la visita con lo specialista".

Madre e figlio, risultati negativi al tampone in ingresso, vengono spostati in un reparto Covid quando tutto il reparto dove si trovano viene contagiato. Da questo momento secondo la donna suo figlio sarebbe stato scarsamente seguito, nonostante l'evidenza della gravità della situazione. “In quel reparto è stato l’inferno, siamo stati abbandonati. Ad Angelo la febbre la misuravo io, a me non hanno mai chiesto signora avete provato la temperatura? Signora come vi sentite? Aveva dolori al petto, il bruciore, il fuoco mi diceva, ‘mamma ho il fuoco qua’ e si toccava il petto. Sentiva caldo io tenevo un ventaglio e lo sventolato notte e giorno. Iniziai a vedere che la saturazione scendeva, ma non veniva nessuno e allora strillai, strallai assai, assai, assai, e venne un’infermiera solo allora forse si resero conto”.

La direzione dell'ospedale, contattata da Fanpage, spiega che al momento del decesso il 35enne era sì positivo al Covid, ma che sarebbe deceduto a causa della grave malattia: “Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà alla famiglia del signor Angelo Parente per l’avvenuto decesso, causato dall’evoluzione sfavorevole della malattia oncoematologica, che ne aveva determinato il ricovero. Si è trattato di una leucemia acuta aggravatasi per effetto di una severa forma di plastrinopenia, che purtroppo ne ha determinato la morte". Il legale della famiglia, Loredana Luiso, che ha presentato la denuncia nei confronti dell'ospedale, chiarisce come il bisogno dei suoi assistiti sia quello di stabilire se la positività al Covid abbia peggiorato il quadro clinico del 35enne e se sia stato fatto tutto il possibile per salvarlo.