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13 Settembre 2022
16:46

Imprenditore lascia tutto a un’infermiera, i nipoti si ribellano. L’avvocato: “Per lui come figlia”

L’avvocato di parte civile di Antea Retta Carmelo Pirrone ha spiegato a Fanpage.it che tra l’infermiera e l’imprenditore Mario Di Carlo c’era “un rapporto padre e figlia”.
A cura di Alessia Rabbai
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Nessuna circonvenzione d'incapace, ma un rapporto affettivo era alla base del legame tra Antea Retta e il defunto Mario Di Carlo. L'infermiera dopo la morte di quest'ultimo è finita a processo, perché accusata dai famigliari dell'imprenditore di essersi approfittata di lui, facendosi nominare erede universale. L'avvocato di parte civile Carmelo Pirrone ha spiegato a Fanpage.it: "La mia assistita e l'ingegnere Di Carlo erano come padre e figlia, hanno convissuto per ben tredici anni. Di Carlo aveva deciso volontariamente di estromettere i nipoti dalla sua vita e nel 2013 c'è stata la scissione societaria.

"Due certificazioni e una consulenza ne attestano la sanità mentale"

Rispetto all'accusa di averlo raggirato, facendosi intestare una casa in pieno centro a Roma in Largo del Nazareno da oltre 2 milioni di euro il legale ha evidenziato che: "Il testamento di Di Carlo è stato redatto avanti ad un importante notaio romano, accompagnato da due certificazioni mediche, che attestano la sanità mentale dell'imprenditore". L'avvocato ha inoltre spiegato che, come prova contro ogni dubbio sulla capacità d'intendere e di volere di Di Carlo al momento del testamento "c'è anche la consulenza tecnica disposta dal giudice e depositata nel parallelo giudizio in sede civile presso il Tribunale di Roma". Perizia che ha stabilito come non vi sono elementi per considerare l'imprenditore incapace di disporre dei propri beni. "Tale ultima circostanza è fondamentale – continua Pirrone – in quanto, sancita per atto pubblico del tribunale e non con perizia di parte, chiarisce in modo chiaro i contorni della vicenda".

"Di Carlo aveva patente e regolare porto d'armi"

Un altro aspetto non trascurabile, aggiunge il legale, riguarda la patente di guida e un regolare porto d'armi: "Di Carlo al momento dei fatti risultava essere in possesso di entrambi, ciò è un'ulteriore prova del suo stato di piena coscienza e sanità mentale" spiega l'avvocato. E ha aggiunto: "Resta inteso che la mia assistita sta valutando le dichiarazioni indizianti trascritte, rese dai testimoni nel processo penale – e sottolineate dal giudice procedente – ai fini della proposizione delle relative denunce querele".

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