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23 Settembre 2022
12:09

Federico 55 anni: “Facevo la sicurezza alla Luiss per 6 euro l’ora ma non arrivavo a fine mese”

Il lavoro povero è uno dei grandi problemi del nostro paese. Federico, 55 anni, faceva la sicurezza dell’università Luiss – un servizio esternalizzato – per 6 euro l’ora. Pur lavorando fino a 14 ore al giorno non arrivava a fine mese e quando ha chiesto un aumento non gli è stato rinnovato il contratto.
A cura di Lorenzo Sassi
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Molti servizi della prestigiosa Università Luiss di Roma sono esternalizzati, come succede per quasi tutte le grandi strutture che di certo non gestiscono in house tutte le funzioni, come ad esempio la sicurezza. Federico è un ex dipendente di Aster Vigilanza, che tra le altre cose fornisce il personale alla Luiss. Percepiva sei euro l’ora per lavorare, secondo il suo racconto, fino a 14 ore al giorno con gli straordinari non riconosciuti come tali. Secondo quanto denuncia durante il flash mob davanti al suo ex posto di lavoro, quando ha chiesto un aumento perché non ce la faceva ad arrivare a fine mese, si è visto il contratto non rinnovato.

Nel 2022 il problema del lavoro povero in Italia riguarda 4 milioni e mezzo di persone. Nel 2005 ne riguardava 2,5 milioni. Cittadini che per definizione non superano la soglia di povertà a causa di salari che non superano  i 12mila euro lordi l’anno, con paghe orarie sotto i 9 euro l’ora. In alcuni casi non si va oltre i 6 euro lordi orari, come nel caso di Federico. Ed è proprio questa la ragione per la quale il salario minimo è al centro del dibattito politico nel paese, a fronte di 257 contratti nazionali di lavoro che prevedono retribuzioni inferiori ai 1500 euro lordi mensili.

Federico ha 55 anni. Era un loro dipendente, inquadrato con un contratto nazionale – CCNL S.A.F.I. (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti Servizi Ausiliari, Fiduciari e Integrati resi alle Imprese Pubbliche e Private). Percepiva 6 euro l’ora. Ha chiesto un aumento e per questo non gli hanno rinnovato il contratto. Ha fatto un flash mob davanti alla Luiss per sensibilizzare l’Università. L’abbiamo incontrato per farci raccontare le ragioni della sua protesta.

Federico se ne sta davanti ai cancelli di Villa Blanc, una delle sedi della Luiss. Per l’occasione, indossa una maglietta bianca personalizzata con delle scritte. Davanti si legge: “LUISS 6 € / ora”. Dietro c’è scritto: “BONOMI 6 € / ora”. Quest’ultimo elemento si riferisce alla dichiarazioni del Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, pronunciate in occasione del suo incontro con il Papa, avvenuto una decina di giorni prima del flash mob. Bonomi aveva detto: “Le infime retribuzioni non riguardano noi, i contratti applicati da Confindustria sono sopra i 9€ l’ora”. Federico chiosa: “Mente oppure non conosce cosa avviene davvero".

“Ho lavorato per questa azienda per tre mesi, poi mi hanno rinnovato il contratto per un altro anno ma, facendo una valutazione fra la remunerazione e le condizioni di lavoro, un mese prima che mi scadesse il contratto, ho provato a chiedere se c'era qualche margine per ritoccare un minimo questo stipendio un po un po basico, visto che nessuno era rimasto deluso, né la committenza né l’azienda. A quel punto non ho più visto né sentito nessuno. Nessuno si è degnato di dirmi – con una formula di circostanza o di cortesia, anche ipocrita – ‘grazie, non ci serve più il suo lavoro, eccetera’. Ho dovuto intuirlo una settimana dopo la scadenza naturale del contratto”.

“Queste aziende in appalto sono sotto staffate all'osso, quindi ci trovavamo a fare – a fronte di un contratto magari di 35 ore – 50 o anche 60 ore settimanali. Io mi sono trovato a fare addirittura 17 ore consecutive, senza pausa e senza pasto. Non voglio fare la vittima ma non eravamo ammessi alla mensa.17 è il l'apice che ho toccato, ma 14 ore al giorno è l’ordinario”. La vicenda di Federico non è un caso isolato. Riguarda il tema del lavoro povero. Da qui l’idea del flash mob: sensibilizzare, mettere a fuoco un problema attraverso una storia che possa essere presa come paradigma. Una storia che riguarda anche altri.

“Qui davanti ai cancelli qualche parola di circostanza e di solidarietà l'ho ricevuta ma sinceramente non nutro aspettative enormi. Ciononostante ritengo che era una cosa che andasse fatta assolutamente, anche per dare una speranza a quelli che sono ancora dentro e vivono tutt'ora in queste condizioni. Questa situazione infatti non l'ho vissuta come una persecuzione personale, perché non è stata una persecuzione personale, è un trattamento che, sia a livello formale che sostanziale, riguarda tutti i dipendenti che operano in questo circuito”.

La vicenda di Federico è stata seguita da Potere al Popolo. Presenti al flash mob, i militanti hanno sottolineato come la vicenda metta in luce la necessità di avere una legge sul salario minimo. “È stato lui a contattarci perché ha visto il nostro hashtag che ed è ‘almeno dieci’, che sarebbe per una legge sul salario minimo di almeno 10€. La nostra legge sul salario minimo prevede un salario di almeno 10€ l'ora e con un meccanismo di rivalutazione annuale legato al cambiamento dei prezzi e legato alla contrattazione collettiva. E inoltre sarebbe uno strumento di redistribuzione della ricchezza perché non sarebbe lo Stato a garantire questo salario, ma sarebbero le imprese”, ha dichiarato Margherita Cantelli, coordinatrice nazionale di Potere al Popolo.

Abbiamo chiesto a Aster Vigilanza un commento circa la vicenda di Federico. La società non ha voluto rilasciare dichiarazioni in proposito. Lo stesso vale per l’Università Luiss. In seguito al flash mob, Federico è stato contattato dall’azienda via email. Gli è stato offerto un contratto, lo stesso di prima, ma a tempo indeterminato. “Una condanna a morte”, ha sentenziato Federico pensando alle bollette in arrivo e scegliendo di declinare l'offerta.

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