Una gita di famiglia nella capitale rovinata alle porte del Bioparco di Roma, dove una famiglia sarda in trasferta a Roma, non è stata fatta entrare. La ragione? L'alto numero di casi di importazione di coronavirus dalla Sardegna (oltre 1000 in poche settimane). La denuncia arriva dal quotidiano locale la Nuova Sardegna a cui Agostina Mancosu si è rivolta per denunciare l'episodio, raccontando la delusione e la rabbia provata con il marito e i due figli.

"Eravamo in fila davanti alla biglietteria quando siamo stati avvisati da un inserviente che i tagliandi erano disponibili solo sul sito – racconta la mamma – Quando un addetto del parco ha sentito il dialogo con l'inserviente, ha riconosciuto l'accento sardo e mi ha detto che avrebbe dovuto informare un superiore della nostra presenza". Poi la doccia fredda:  "Il responsabile è arrivato con un'autocertificazione in mano. Nel documento era scritto che, secondo le disposizioni del ministero e della Regione Lazio, l'accesso al parco non sarebbe stato consentito alle persone in arrivo dai quattro paesi sotto osservazione a livello nazionale (Spagna, Grecia, Croazia e Malta) ma anche dalla Sardegna".

Una motivazione che non è bastata alla donna per farsi una ragione di quel divieto che gli appariva del tutto arbitrario, in mancanza anche di un qualsiasi riferimento a una normativa o un'ordinanza, motivato a voce per il bisogno di tutelare la salute degli animali ospiti del Bioparco: "L'unica risposta che ho ottenuto è che loro dovevano fare di tutto per proteggere la salute dei visitatori ma anche degli animali, perché secondo alcuni studi fatti a New York, il virus potrebbe fare un ulteriore salto di specie. Nel caso, non avrebbero saputo come curarli".