8 Maggio 2022
10:24

Boia chi molla, il sindaco di Rieti prova a giustificarsi: “Fascismo? Solo invito a non mollare”

Il sindaco Cicchetti: “Il mio era solo un invito a non mollare in campagna elettorale, un insegnamento ai giovani, a non sentirsi sicuri della vittoria. Nulla più”.
A cura di Enrico Tata

"Dobbiamo andare avanti al grido di battaglia che è sempre lo stesso: boia chi molla", ha detto il sindaco di Rieti, Antonio Cicchetti, presentando i candidati di Fratelli d'Italia alle prossime elezioni amministrative. Dopo le critiche, il primo cittadino ha raccontato la sua versione nel corso di un'intervista rilasciata a IlMessaggero: quella frase, si è giustificato Cicchetti, era riferita ai moti di Reggio Calabria degli anni '70. In ogni caso, ricordiamo, quello slogan fascista, fu rilanciato dagli esponenti del Movimento Sociale Italiano, che cercarono di cavalcare la protesta dei cittadini.

Queste le parole del sindaco di Rieti: "Nessuna nostalgia, ma quale fascismo. Io non sono neanche di FdI, io sono di FI. Citavo i giovani di Reggio Calabria degli anni 70. Il mio era solo un invito a non mollare in campagna elettorale, un insegnamento ai giovani, a non sentirsi sicuri della vittoria. Nulla più. La decisione di non ricandidarmi l'ho presa io, Sinibaldi l'ho scelto io come mio successore, non è stato fatto alcun calcolo per danneggiarlo. E che nessuno provi a dire il contrario".

"Un passato che non passa. Inaccettabile e vergognoso. Ancora più convintamente nei prossimi giorni sarò a Rieti al fianco di Simone Petrangeli. Per voltare pagina", ha scritto ieri su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta. Dal centrodestra, nessuno ha preso ancora le distanze dalle parole di Cicchetti. Anzi, Marco Silvestroni, deputato e presidente della Federazione provinciale di Roma di Fratelli d'Italia, attacca: "Cicchetti è un esponente di Forza Italia e se devono proprio chiedere chiarimenti su quello che dice dovrebbero farlo con il loro alleato di governo. Il partito democratico, invece, deve in queste ore rispondere perché domani a Zagarolo, città nella quale il loro partito è al governo e Daniele Leodori uno dei candidati più autorevoli alla presidenza della Regione Lazio e attualmente vice di Zingaretti, commemorano con la Z russa dell'occupazione in Ucraina, la vittoria dei russi nella seconda guerra mondiale emulando Putin. Sarebbe da spiegare perché nessun esponente della sinistra si sia dissociato ufficialmente da quella manifestazione organizzata dal partito dal quale proviene il candidato a sindaco della sinistra a Rieti".

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