300 anni fa Daniel Defoe pubblicava il suo romanzo più famoso: "Robinson Crusoe".
in foto: 300 anni fa Daniel Defoe pubblicava il suo romanzo più famoso: "Robinson Crusoe".

"Voltati gli occhi al vascello arrenato, che io poteva discernere di mezzo a qualche apertura delle alte e tempestose onde, (…) io andava meditando fra me: ‘Gran Dio; è egli possibile ch'io abbia toccata la spiaggia?’": inizia così una delle più famose avventure della letteratura moderna. Un uomo tocca finalmente terra dopo un terribile naufragio, e da quel momento in poi, per ventotto lunghissimi anni, vivrà solo e abbandonato su un’isola deserta. Per scrivere la sua storia Daniel Defoe si ispirò ad un fatto di cronaca realmente accaduto: fu così che, esattamente 300 anni fa, lo scrittore britannico pubblicò il suo romanzo più famoso, "Robinson Crusoe".

"La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe" (questo il titolo completo), venne infatti pubblicato nel 1719. La sua storia ebbe immediatamente un enorme successo, trasformando il romanzo in uno dei primi best seller della modernità: letto, amato e anche criticato da molti intellettuali, fra cui Karl Marx e James Joyce, il romanzo di Daniel Defoe ebbe tanto successo perché fu il primo a condensare, in un’opera straordinariamente avventurosa e fuori dagli schemi, tutto lo spirito dell’Illuminismo.

Quella di Robinson è infatti la storia di un uomo che, messo alle strette e privato di ogni contatto con la civiltà e gli altri esseri umani, riesce comunque a sopravvivere facendo affidamento soltanto sulla sua razionalità e sulle sue abilità (oltre che sulla costante preghiera a Dio). Ma perché Crusoe si ritrova solo su un’isola deserta a migliaia di chilometri da casa? Il suo spirito ribelle lo aveva spinto ad imbarcarsi per mare, nonostante i divieti della famiglia. Dal Nord Africa fino al Brasile, dall'incontro con i pirati e fino alle piantagioni di canne da zucchero, le sue avventure si susseguono in un interminabile serie di colpi di scena, fino a quello più importante: durante il viaggio verso la Guinea la nave di Crusoe affonda, e lui soltanto riesce a salvarsi.

L’incontro con Venerdì: Robinson non è solo

Robinson Crusoe e Venerdì, in un'illustrazione del XIX secolo.
in foto: Robinson Crusoe e Venerdì, in un’illustrazione del XIX secolo.

Robinson trascorrerà sull'isola ventotto lunghi anni. Per circa metà del tempo, e per gran parte del romanzo, lo vediamo impegnato nella convinzione di essere l’unico essere umano superstite in quel luogo selvaggio e lontano dalla civiltà. Per sopravvivere, e non solo fisicamente, Robinson si impegna in una serie di pratiche che trasformeranno quel luogo in casa sua: costruisce una croce che usa anche come calendario, per non perdere la cognizione del tempo, e scrive un diario per circa un anno, prima di esaurire l’inchiostro.

Ma il romanzo ad un certo punto pone il protagonista e il lettore davanti ad una svolta importantissima: Robinson non è solo. Dopo una feroce colluttazione, riesce a liberare la vittima sacrificale di una tribù selvaggia, che da quel momento in poi diventerà il suo fedele “amico” (più un suddito in realtà) di nome Venerdì. Il successo del romanzo di Defoe si deve soprattutto a questo personaggio: incarnazione perfetta del “mito del buon selvaggio”, Venerdì attira su di sé tutti gli stereotipi dell’epoca circa l’enorme differenza che esisteva fra l’uomo bianco civilizzato e quello di colore, considerato appunto “selvaggio”. L’opinione pubblica dell’epoca venne enormemente rassicurata da questa vicenda, in un’epoca in cui il confronto con l’Altro era ancora qualcosa di stupefacente e avventuroso: una vicenda che, a ben vedere, aveva già avuto un precedente, questa volta non letterario ma reale.

Il “vero” Robinson Crusoe e la sua isola

L'Isola Robinson Crusoe, nell'arcipelago cileno delle Isole Juan Fernàndez.
in foto: L’Isola Robinson Crusoe, nell’arcipelago cileno delle Isole Juan Fernàndez.

Il 1 ottobre del 1711 l’Inghilterra salutava il ritorno in patria di un uomo che per quattro anni aveva vissuto in completa solitudine, senza alcun contatto umano, su un’isola al largo delle coste cilene. Il suo nome era Alexander Selkirk: fu dalla sua insolita storia che Daniel Defoe prese ispirazione per il suo fortunato romanzo.

Selkirk era stato ufficiale della Royal Navy, ma durante la guerra di successione spagnola si era unito ai pirati che veleggiavano verso il Pacifico, dando sfogo al suo carattere da sempre notoriamente indisciplinato e sopra le righe. A seguito di un tentativo di ammutinamento fallito, l’uomo viene lasciato sull'isola disabitata di Más a Tierra con solo un moschetto, un’accetta e una bibbia: Selkirk trascorrerà quattro anni in quel luogo, completamente da solo, sopravvivendo ad ogni sorta di difficoltà.

Il pirata Alexander Silkirk, che ispirò Daniel Defoe per il personaggio di Robinson Crusoe.
in foto: Il pirata Alexander Silkirk, che ispirò Daniel Defoe per il personaggio di Robinson Crusoe.

Una volta tornato in patria grazie all'equipaggio di una nave corsara che aveva fatto tappa sull'isola, la sua storia divenne immediatamente famosa: su di lui vennero scritti saggi e memorie, destando curiosità e compiacimento per quell'uomo che, grazie solo al suo ingegno e al suo coraggio, era sopravvissuto alla natura selvaggia e ostile. Ben presto la storia arrivò nelle mani di Daniel Defoe, che la trasformò (senza celare nemmeno troppo la sua ispirazione) nel fortunato romanzo che leggiamo ancora oggi. Anche l’isola esiste ancora, nell'arcipelago cileno delle Isole Juan Fernández: in onore della straordinaria vicenda e dell’ispirazione che suscitò, è conosciuta in tutto il mondo come "Isola Robinson Crusoe".