Questa mattina, l'Istituto nazionale di Statistica ha rivisto al ribasso le stime del Prodotto interno lordo del terzo trimestre del 2018, il dato peggiore dal 2014 dopo una crescita continua rilevata per quattordici trimestri di fila. Non appena la notizia si è diffusa, l'ex presidente del Consiglio e attuale senatore del Partito Democratico Matteo Renzi ha attaccato su Facebook il governo: "Trova le differenze. Dal 2014-17 (Renzi-Gentiloni-Padoan): Pil +3,8%; Consumi famiglie +5,1%; Investimenti in macchinari e veicoli +23,5%; Occupati (da febbraio 2014 a maggio 2018) 1 milione e 180mila in più; Deficit pubblico/Pil giù da -2,9% a -2,4%; Pressione fiscale abbassata dell'1,4% del Pil (la più forte riduzione tra i Paesi dell'Euroarea), -2% considerando l'effetto 80 euro", si legge nel post.

"In sei mesi, 1 giugno 2018 – 30novembre 2018 (Salvini, Di Maio, Tria): Pil -0,1% nel terzo trimestre 2018; Infrastrutture ferme; Crollo fiducia famiglie e imprese; Calo 96mila occupati rispetto a maggio 2018; Spread a 300. Questi numeri parlano. Le chiacchiere stanno a zero. Con noi era tornata la crescita. Con loro torna la recessione", conclude l'ex presidente del Consiglio. In realtà, tecnicamente non si può ancora parlare di recessione dell'economia italiana: nonostante il calo dello 0,1% segnalato da Istat, per poter parlare di recessione è necessario che il Prodotto interno lordo cali per almeno tre trimestri di seguito.

Anche l'ex presidente Paolo Gentiloni attacca su Twitter il governo Conte: "L’economia rallenta. In pochi mesi sta andando in fumo l’impegno di famiglie e imprese negli ultimi anni. In crescita solo la propaganda".