Alla fine ha confessato. Aaron Campbell, 16 anni, ha ammesso di aver rapito, stuprato e ucciso la piccola Alesha MacPhail, la bambina britannica di sei anni scomparsa nel nulla nel luglio dello scorso anno durante una vacanza sull'isola di Bute, nel sud-ovest della Scozia, e trovata cadavere in un hotel abbandonato nella cittadina di Rothesay poco dopo. Aaron Campbell è stato condannato all'Alta Corte di Glasgow il 21 febbraio, quando una giuria lo ha riconosciuto colpevole all'unanimità dopo un processo di nove giorni per i fatti avvenuti il 2 luglio scorso. Il suo avvocato ha affermato che i suoi crimini potrebbero essere "anche peggiori delle prove" ascoltate durante il processo.

Stando alla ricostruzioni della corte Alesha aveva passato le vacanze estive con il padre Robert MacPhail, 26 anni, e con i nonni Angela King e Calum MacPhail, quando è stata rapita da Campbell direttamente dal suo letto. Inizialmente l’adolescente ha negato ogni responsabilità e ha cercato di incolpare la ragazza di suo padre, Toni McLachlan, per il crimine. Sul corpo della bambina sono state riscontrate 117 ferite; secondo l’autopsia ha rivelato che il decesso è stato causato da “una pressione significativa sul suo collo e sulla sua faccia ". Il patologo John Williams ha affermato che le lesioni alle parti intime della bambina erano "catastrofiche" e “le più gravi” che avesse mai visto. Alcuni sono stati inflitte mentre era ancora in vita. Un esperto forense ha confermato alla corte che il DNA corrispondente a quello di Campbell è stato trovato sul corpo e sui vestiti di Alesha. Il 16enne aveva detto di non aver mai incontrato Alesha MacPhail di persona, negando ogni tipo di imputazione. Alla domanda se l'ha "brutalizzata", ha detto: "Non sono stato io, assolutamente no. Non farei mai una cosa del genere”. Oggi invece ha confermato tutto.