Le firme sono state raccolte, centoquattromila per la precisione, ora non resta che votare. Nella vicina Svizzera in queste ore a tenere banco è il referendum che vedrà chiamati i cittadini elvetici a porre fine "al finanziamento dei produttori di materiale bellico". In altre termini Banca centrale, casse pensioni e fondazioni, se il referendum dovesse passare, non potrebbero più finanziare aziende produttrici di armi. A sostenere la campagna il Partito Socialista Elvetico, i Verdi ma anche personalità del calibro di  Jean Ziegler, sociologo noto in tutto il mondo.

L'obiettivo della consultazione è quella di evitare che investimenti pubblici finiscano per finanziare i produttori di armi. Si tratta di una cifra stimata intorno al miliardo e seicento milioni di euro che ogni anno arriva da fondi ed enti pubblici elvetici. In realtà il processo è già iniziato in alcune città: Zurigo, Lucerna e Basilea che hanno già messo al bando questa pratica seguendo l'esempio del Fondo sovrano norvegese e della cassa pensioni olandese. Settanta personalità del mondo economico svizzero si sono schierate contro l'iniziativa dell'Associazione per una Svizzera senza Esercito, citando i dati economici che vedrebbero il paese in difficoltà a seguito delle politiche restrittive nel campo dell'esportazioni di armi.

La battaglia, più che sul piano numerico, si è spostata su quello culturale che vede contrapposti coloro i quali spingono alla completa neutralità bellica della Svizzera e quelli che credono che neutralità non sia, necessariamente, lo smantellamento progressivo dell'esercito. Un altro dei temi al centro del dibattito sulla leva obbligatoria, ancora presente nei cantoni elvetici, che non solo prevede 300 giorni di addestramento appena compiuti i diciotto anni ma anche "corsi di ripetizione" obbligatori da tenersi una volta all'anno fino ai cinquant'anni.