In Italia 4,2 milioni di lavoratori guadagnano meno dell’assegno mensile previsto dal reddito di cittadinanza, la misura introdotta dal governo e partita lo scorso 6 marzo. Si tratta di lavoratori dipendenti che hanno uno stipendio annuo inferiore ai 10mila euro: Il Sole 24 Ore ne traccia l’identikit. Sono soprattutto giovani, donne e residenti al Sud. Lavorano in hotel e ristoranti, in attività sportive e di intrattenimento, hanno contratti di apprendistato, stagionali o a tempo determinato. L’incidenza maggiore si ha al Sud: in Calabria sono il 45% del totale, in Sicilia, Puglia e Campania il 40%. Cosa hanno in comune? Guadagnano tutti meno del reddito di cittadinanza. Che, ricordiamo, permette a un beneficiario single di ricevere fino a 780 euro al mese, comprensivi della quota per pagare l’affitto. In un anno sono 9.360 euro netti, poco più di 10mila lordi. Ma – la premessa è d'obbligo – il reddito non viene erogato solo a chi non guadagna nulla, ma viene dato – come forma di compenso aggiuntivo per arrivare a 780 euro – anche a chi ha stipendi bassi.

I dati forniti dal Sole 24 Ore derivano dall’Osservatorio Inps 2017: si basano sugli oltre 15 milioni di dipendenti del settore privato – esclusi gli operai agricoli e domestici – che hanno effettuato almeno una giornata di lavoro retribuito durante l’anno. Tra questi, ce ne sono 2,4 milioni con retribuzione inferiore a 5mila euro l’anno e 1,85 milioni con retribuzione tra 5mila e 10mila euro. In totale, sono 4,26 milioni di lavoratori. Hanno lavorato per tutto l’anno solo il 9%, mentre il 20% ha lavorato tra i sei e i dodici mesi, il 27% tra i tre e i sei mesi, il 44% per meno di tre mesi.

Chi guadagna meno di 10mila euro l’anno

I dati permettono di individuare che tipologia di lavoratore guadagna meno del reddito di cittadinanza, suddividendoli per varie categorie. Partendo dall’età: il 92% dei lavoratori under 19 rientra in questo standard retributivo. Il che indica che si tratta soprattutto di lavori saltuari, magari stagionali (per esempio uno studente che lavora in estate). La percentuale è del 60% tra i 20-24enni. E scende gradualmente andando avanti con l’età. Si risale solo con gli over 65, con un tasso del 50%. Anche in questo caso dipende dal tipo di lavoro: potrebbe, per esempio, trattarsi di pensionati che svolgono anche qualche lavoro occasionale. Vedendo la suddivisione per Regioni, l’incidenza più alta si ha al Sud: Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, Sardegna e Molise. Al Centro il tasso scende intorno al 30%, mentre al Nord i valori sono ancora più bassi, intorno al 25%: il minimo si tocca in Lombardia, con il 21%.

I settori in cui si registra un’incidenza maggiore sono quelli in cui i lavori stagionali sono più frequenti: hotel e ristoranti, attività di intrattenimento e sportive, noleggio, agenzie di viaggio. Il contratto di questi lavoratori è spesso stagionale, con un tasso del 71%. Molti anche quelli a tempo determinato (61%), meno quelli a tempo indeterminato (16%). Maggiore l’incidenza per i cittadini extracomunitari (42% contro il 27% dei comunitari), così come per chi ha un contratto da apprendista (45%), operaio (36%) e impiegato (17%). Influisce anche l’orario di lavoro: più probabile che gli stipendi sotto i 10mila euro ci siano in caso di part time (52%) che di full time (16%). Infine, per quanto riguarda il genere, l’incidenza è maggiore tra le donne (35%) e minore tra gli uomini (23%).