Quanta ipocrisia sotto il cielo della questione Arabia Saudita-Teatro alla Scala di Milano. Le stesse Istituzioni che dapprima consentono all'Arabia Saudita di comprarsi un posto tra i soci fondatori del Piermarini al buon prezzo di 15 milioni di euro e che poi litigano tra loro su chi ha avvisato chi e quando, in che forma. Lo stesso partito (la Lega) che oggi si scaglia contro gli investimenti sauditi nel comportato culturale italiano, a quanto pare per niente mal visti dal ministro ai beni culturali Alberto Bonisoli, ieri invece caldeggiava l'avvicinamento dei Sauditi al patrimonio culturale del nostro Paese.

Su tutte queste contrapposte posizioni la sensazione sempre più netta che nulla dipende da ciò che si pensa realmente sia giusto o sbagliato fare, nel clima di realpolitik sempre più sfacciata ciascuna parte politica fa sua una visione delle cose solo ed esclusivamente in funzione dei finanziamenti che potrebbero arrivare da questo o quel lato, per strutturare se stessi più che il Paese e che alla lunga tutto questo stia seriamente lavorando ai fianchi le fondamenta dei nostri asset culturali. Così l'Italia, piccolo e meraviglioso Paese affacciato sul Mediterraneo, prospetta per se stessa un futuro sempre meno chiaro, ambivalente, come quando un tempo era terra franca per conquistatori stranieri. Altro che sovranismo.

Peraltro l'ipocrisia alla base di quanti oggi si indignano per i finanziamenti sauditi – peraltro è già stato versato un acconto di 3,1 milioni di euro dei 15 previsti dall'accordo con la Scala – è evidente ancor di più se si pensa che in questi anni sempre troppo poco e male si è fatto per investire massicciamente nel patrimonio culturale del nostro Paese, dalle fondazioni liriche al comparto dello spettacolo dal vivo, per non parlare del cinema e di altri settori come l'editoria. Investire ed efficientare, naturalmente. Le due cose vanno sempre insieme. Naturalmente nel paese degli ipocriti è quasi del tutto escluso far questo e quello. E intanto l'accordo tra Sauditi e il massimo scaligero è già un fatto: due concerti dell'orchestra della Scala saranno a Riad, dove eseguirà nel 2020 La Traviata in forma di concerto diretta da Zubin Mehta e la creazione di un'Accademia per musicisti.