Abbiamo tutti un amico vegetariano che quella volta abbiamo visto con mezzo panino al salame in bocca, l'amica ecologista che salendo sull'autobus butta il mozzicone nel tombino, il collega non fumatore che dopo la cena ne scrocca una. Sono rappresentazioni di condotte che contraddicono la qualificazione generale della persona, e le prendiamo come segni di incoerenza, di difficoltà nel seguire la scelta preferita, magari di complessità, magari di ipocrisia. Certo che però sarebbe strano avere un'amica che si dice ecologista e che è favorevole all'abbattimento delle foreste primarie: diremmo senz'altro che non è ecologista, che non risponde alla qualificazione.

Ebbene, se a mente chiara dichiaro di giocare a scacchi e poi, sempre a mente chiara, mi metto a ordinare pedine di dama, non è uno svarione ipocrita, ma c'è un errore in ciò che considero ‘gioco degli scacchi'. Che cosa si deve pensare di me, se dichiaro pubblicamente di essere cattolico e poi ignoro gli insegnamenti morali del vescovo di Roma? Che è un'incoerenza come quella del collega non fumatore che ogni tanto ne accende una, o che in realtà non sono cattolico ma di un'altra religione? Le parole funzionano solo quando siamo d'accordo su come convergerci sopra, su quali significati precisi attribuire loro.

Di cristianesimi, negli ultimi venti secoli, ne sono esistiti più di quanti se ne possano ragionevolmente elencare. Le più grandi scissioni sono avvenute per motivi complessi (pensiamo allo Scisma d'Oriente, alla Riforma protestante), ma le ragioni analitiche delle grandi e piccole separazioni sono ricorrenti: si possono osservare questioni maggiori con ripercussioni pratiche sugli equilibri di potere (prima fra tutte, il primato del vescovo di Roma, il papa), altre invece riguardano divergenze dottrinali sottili. Pensiamo al problema del filioque, una soluzione del quale è rappresentata nel Credo: lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio o solo dal Padre? Tali e tante sono state queste divergenze, che hanno riguardato anche punti essenziali, come la natura stessa di Cristo, divergeze tagliate come eresie o affermate come nuove chiese, che perfino dare una definizione coerente di ‘Cristanesimo' che le raccolga tutte non è banale.

Per risolvere la questione con una posizione particolarmente intelligente ed elegante (la propone Luigi Lombardi Vallauri nel suo Cristianesimo, secolarizzazione e diritto moderno, ponderoso libro in due tomi del 1981) si è cristiani quando si rispettano questi due criteri: quando ci si afferma cristiani e si crede nella decisività della venuta di Cristo. Una componente di adesione soggettiva, cioè l'autodefinizione, e una componente oggettiva di credenza nel fatto che Cristo sia stato la svolta decisiva nella storia del mondo.

I requisiti definitori per distinguere il cristiano dal non cristiano sono quindi piuttosto ampi, ma quelli per distinguere il cattolico dal non cattolico sono molto più stretti, tanto stretti che l'insofferenza per questi requisiti ha generato chiese enormi e diramatissime: le 95 tesi di Lutero non sono mica materia semplice che si sbriga in due parole. La dottrina cattolica è capillare e precisa: ad esempio vieta in maniera talmente esplicita da essere didascalica gesti come gettare via le coperte a un senzatetto, o non soccorrere profughi, specie se si trovano in una situazione di pericolo, o usare violenza sulle persone per difendere delle cose. Inutile aderire poi alle posizioni antiabortiste, essere contrari al divorzio e difendere il crocifisso a scuola, e inutile perfino autodefinirsi cattolici, se manca il resto. (E sì, la stessa idea del ‘cattolico non praticante' è ai limiti della sensatezza, come un ecologista non praticante, un ciclista non praticante.)

Con metà scacchiera e metà tabellone di Scarabeo non so a che gioco si gioca: di sicuro non a scacchi, non a Scarabeo. Ancora una volta è sui termini che si sviluppa il discorso politico: non si dia per scontato l'attributo di ‘cattolico' al salvinismo, perché parole come queste, che descrivono sistemi normativi di dibattutissima precisione (in questo caso un sistema religioso) hanno la stessa elasticità di un gioco da tavolo: ha senso discutere se a Scarabeo valgono i nomi di persona, non se posso mettere subito un albergo. Posso essere incerto su delle sfumature, non su delle regole strutturali. Altrimenti il gioco cambia. Per certo il salvinismo è un movimento cristiano, ma genericamente, e servirebbe una persona con somme competenze di storia e teologia per trovarne la collocazione ideale fra tutte le chiese, le sette e le eresie cristiane: il termine ‘cattolico' è vasto e complesso, e richiede una coerenza rispetto all'esatto modello cattolico che il salvinismo non ha. Il suo uso per qualificare un salvinista è semplicemente improprio, come chiamare ‘ecologista' l'amica che ha a cuore la barriera corallina ma vuole tirare giù le foreste.