Un emendamento della Lega alla legge di bilancio vuole concedere agli agricoltori proprietari di un agriturismo la possibilità di "promuovere attività di ricerca archeologica e di scavo" nei loro terreni, affidandogli l'apposita concessione del Ministero dei beni culturali per la tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. Permettendo, inoltre "agli ospiti della struttura agrituristica la partecipazione alle attività di ricerca e scavo".

In risposta al suddetto emendamento Fanpage riceve e pubblica la lettera sottoscritta dalle principale sigle di archeologi italiane.

In merito all'emendamento di Legge Art. 49-bis. (Promozione turistica attraverso la valorizzazione della bellezza artistica e del patrimonio storico nazionale) alla legge di Bilancio (Atto della Camera 1334), che prevede la possibilità di consentire l'esecuzione di scavi archeologici agli ospiti delle strutture ricettive e/o aziende vitivinicole, pur condividendo il principio generale di coinvolgere il più possibile i cittadini nella cura del nostro patrimonio archeologico, esprimiamo forte perplessità rispetto alle modalità individuate nella proposta dell'On. Viviani.

In particolare il comma 2 dell'emendamento prevede che gli imprenditori agrituristici direttamente “possono promuovere attività di ricerca archeologica e di scavo sui terreni di cui risultano essere proprietari o gestori”, una misura che – così formulata – non fornisce sufficienti garanzie scientifiche sia sulla qualità del progetto di ricerca che sul ruolo dei professionisti abilitati, sancito dalla Convenzione Internazionale per la protezione del patrimonio archeologico, firmata a La Valletta nel 1992 e ratificata dall'Italia nel 2015.

Non si comprende inoltre perché una misura di questo tipo debba essere frettolosamente inserita nella legge di bilancio, piuttosto che essere discussa e approfondita all'interno di sedi qualificate, in primo luogo all'interno delle commissioni parlamentari competenti, con la consultazione tramite audizione del MiBAC e delle associazioni del settore.

Secondo quanto già previsto all'art. 9 bis del Codice dei Beni Culturali (d.lgs 42/2004) e in analogia a quanto avviene nei lavori pubblici (D.M. 154/2017) ogni progetto di scavo archeologico deve essere sottoscritto da un archeologo professionista qualificato e abilitato a tale scopo e approvato dalle soprintendenze competenti.

Condividiamo pertanto la posizione del Sottosegretario ai beni culturali Gianluca Vacca, secondo cui: “Le attività di scavo in aree di particolare valenza culturale devono essere condotte da personale altamente qualificato, nel rispetto di un protocollo scientifico rigoroso. Non possono essere certo derubricate ad attività di intrattenimento turistico e, quindi, essere affidate a chicchessia, persone senza le opportune competenze”.

Sottoscritto da:

ANA – Associazione Nazionale Archeologi

API – Archeologi del Pubblico Impiego – Mibact

Assotecnici – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale

FAP – F.A.P. Federazione Archeologi Professionisti

Legacoop Produzione e Servizi – Associazione Nazionale cooperative di produzione lavoro e servizi