Oggi alla Camera è proseguita la discussione sulla mozione presentata dalla deputata Lucia Annibali sul contrasto alla violenza di genere. La mozione è stata approvata, insieme a una mozione di Forza Italia sullo stesso tema (approvata con riformulazione).

L'esponente di Italia Viva, in Aula, si è detta contenta della piena attuazione della Convenzione di Istanbul, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, anche se ha sottolineato che "l'obiettivo non sia ancora stato raggiunto". Annibali ha anche definito "la violenza contro le donne un problema maschile, per cui agli uomini va chiesto l'impegno concreto per costruire insieme una cultura del rispetto delle donne".

La deputata ha rimarcato che i dati e la cronaca di ogni giorno "chiedono di fare di più" e ha parlato del problema della violenza economica "che tiene sotto scacco le donne e i loro figli", definendolo un problema "di cui non si parla ancora abbastanza  su cui non ci sono i dati che permettano una fotografia realistica della situazione". Per questo, ha proseguito Annibali, le "politiche per la parità di genere e l'occupazione femminile diventano fondamentali". Infine, ha ringraziato il ministero per le Pari opportunità e la Famiglia, facendo riferimento all'annuncio della ministra Elena Bonetti che ha destinato "30 milioni di euro alle Regioni per i centri anti-violenza".

Nella discussione è anche intervenuta la firmataria della mozione Michela Rostan (Liberi e Uguali): "Non si parla mai abbastanza di violenza sulle donne, ma si ha la sensazione che le parole siano troppe e le azioni troppo poche", ha cominciato la deputata. Anche lei ha criticato le politiche messe in atto fino ad ora, definendole "misure che lasciano inalterato il problema di base". Rostan ha riportato gli ultimi e preoccupanti dati dell'Istat, per cui "il 31,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenze fisiche e sessuali", per cui il problema è qualcosa di "iscritto nella nostra società". A questa situazione, la deputata risponde con un duplice approccio, che da un lato spinga per un sistema di prevenzione, mentre dall'altro attua un sistema di prevenzione ad un livello culturale ed educativo.

Anche Rostan affronta la questione della difficoltà economica: "Il controllo sulle finanze che spesso ha il partner frena molte donne dal denunciare le violenze. Bisogna quindi creare programmi di welfare con cui lo Stato sostiene le donne che hanno subito violenze". Un concetto ripreso anche dalla deputata del Pd, Alessia Rotta, che sottolinea il problema salariale e riporta dei dati della World Health Organization, per cui "più alto è il gender gap in un Paese, più ci saranno violenze di genere".

Il contenuto della mozione

La mozione inizialmente presentata alla fine dello scorso anno, quando era in carica il governo gialloverde chiede di:

  • mettere in campo tutte le iniziative necessarie a raggiungere la piena applicazione della Convenzione di Istanbul;
  • adottare iniziative volte alla prevenzione e al contrasto della violenza economica;
  • adottare iniziative per introdurre strumenti di welfare volti a sostenere economicamente le donne nel loro percorso di fuoriuscita dalla violenza e a favorirne l'inserimento nel mondo del lavoro e l'autonomia abitativa;
  • mettere in campo strategie efficaci per prevenire e perseguire ogni forma di violenza fisica, psicologica e sessuale, che può affliggere le donne nel contesto di un rapporto di lavoro e ad adottare le iniziative di competenza per ratificare quanto prima la Convention concerning the elimination of violence and harassment in the world of work;
  • assumere le iniziative necessarie ad approvare un nuovo piano nazionale antiviolenza per il triennio 2020-2023;
  • monitorare l'attuazione a livello regionale delle linee guida nazionali per l'assistenza sociosanitaria alle donne che subiscono violenza e che si rivolgono al pronto soccorso;
  • definire il nuovo piano d'azione nazionale contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani;
  • adottare ogni iniziativa utile a monitorare e controllare la diffusione delle armi per uso di difesa personale, nonché ad assicurare che alla detenzione legittima di un'arma corrisponda una tempestiva ed efficace comunicazione ai familiari, ai conviventi maggiorenni, anche diversi dai familiari, compreso il convivente more uxorio;
  • adottare iniziative per introdurre modifiche al codice civile al fine di prevedere la violenza intra-familiare come causa di esclusione di affidamento condiviso e la violenza assistita come causa di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale;
  • promuovere la parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere attraverso l'educazione scolastica, assumendo iniziative per destinare a tale scopo nuove risorse finanziarie;
  • assumere iniziative per investire risorse adeguate per la formazione specifica e per il necessario aggiornamento del personale chiamato ad interagire con la vittima, polizia e carabinieri, magistrati, personale della giustizia, polizia municipale e personale sanitario, anche nell'ambito di specifici capitoli di spesa destinati alla violenza di genere;
  •  adottare politiche volte a garantire la parità di genere e ad incrementare l'occupazione femminile, elemento quest'ultimo fondamentale per la liberazione delle donne dalla violenza;
  • assumere iniziative per dare attuazione all'articolo 17 della Convenzione di Istanbul, anche attraverso l'adozione di misure per la promozione da parte dei media, della soggettività femminile e l'introduzione di efficaci meccanismi di monitoraggio e di intervento sanzionatorio su comportamenti mediatici e comunicativi di ogni tipo che esprimano sessismo e visione stereotipata dei ruoli tra uomo e donna;
  • adottare iniziative volte a prevenire e contrastare il fenomeno dell’hate speech;
  • assumere le iniziative necessarie al fine di destinare le risorse umane ed economiche necessarie per i programmi di trattamento per gli uomini autori di violenza contro le donne;
  • adottare iniziative volte ad incrementare le risorse destinate al Fondo per le pari opportunità, al Fondo per le vittime di reati intenzionali violenti, al Fondo antitratta e, in generale, a tutte le politiche per la promozione della parità di genere e per la prevenzione ed il contrasto di ogni forma di violenza contro le donne;
  • adottare le iniziative normative ed organizzative necessarie all'attuazione della legge n. 4 del 2018, volta a rafforzare le tutele per i figli rimasti orfani a seguito di un crimine domestico, al fine di renderla finalmente pienamente operativa;
  • adottare iniziative per pervenire a una legge quadro sulla violenza contro le donne al fine di sistematizzare e dare omogeneità alla normativa esistente.

Quando, a novembre 2018, la mozione era stata presenata da Annibali alla Camera, la deputata aveva accusato l'esecutivo di Lega e Movimento Cinque Stelle di tacere sui numerosi casi di violenza domestica e femminicidio registrati: "un silenzio che si interrompe solo quando l’indignazione diventa convenienza elettorale", aveva anche affermato, in riferimento alle strumentalizzazioni di casi che avevano coinvolto migranti.