Lo scorso ottobre il tribunale di Genova ha emesso una sentenza a carico di Federico Biddau, un ragazzo di 26 anni che lo scorso primo gennaio 2018 si era arrampicato sulla saracinesca dell'ingresso della sede genovese di Casapound con l'intento di staccare il pannello raffigurante il tricolore. I filmati di sorveglianza lo avevano ripreso salire sulla grata, schiodare il pannello e poi staccare le due telecamere poste alla sommità dell'ingresso. Un gesto per cui il codice penale prevede reato di danneggiamento: il tribunale, tuttavia, ha riconosciuto un'attenuante per "difesa dei valori costituzionali". Valori che quindi Casapound non rispecchia.

Secondo l'articolo 635 del codice penale "chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con la reclusione da uno a cinque anni": la sentenza riconosce il reato di danneggiamento, ma ha deciso di applicare un'attenuante per le motivazioni che hanno spinto l'imputato al suo gesto. "Ferma restando l'illiceità della condotta", si legge nella sentenza, "si deve ritenere che l'imputato sia stato spinto all'azione perché mosso da più alti sentimenti e ideali, senz'altro riconducibili ai valori riconosciuti dall'ordinamento costituzionale".

La tutela di un valore superiore

In altre parole, il ragazzo va punito in quanto ha danneggiato un immobile altrui, ma dal momento che l'edificio in questione è la sede di Casapound e il danno è costituito dalla rimozione del tricolore, si può dire che ha agito in difesa della Costituzione e per questo si è giusto concedere un'attenuante. Fanpage.it ha contattato Pietro Serrachiari, avvocato difensore di Biddau, che ha commentato: "Non avevo mai visto applicare questa attenuante. Nel manuale di diritto penale addirittura questa è indicata come pressoché teorica. Quindi è stato un riconoscimento forte da parte del giudice. L’atteggiamento non è stato descritto come un atto di teppismo o vandalismo, ma quel gesto per quanto ritenuto illecito è stato fatto per tutelare un valore superiore. È il riconoscimento del fatto che Casapound non può utilizzare il tricolore della Repubblica, che è il simbolo che troviamo sulle scuole e sugli edifici pubblici. È un po’ diverso se questo si trova sulla sede di un movimento che si richiama più o meno dichiaratamente al fascismo".

Secondo l'avvocato l'attenuante riconosce l'incompatibilità tra le idee supportate da Casapound e il tricolore italiano, che rappresenta la nazione. Serrachiari ha inoltre raccontato che l'imputato, durante le udienze, ha rinvendicato il suo gesto proprio in quanto si identifica "in altri ideali, quelli della Repubblica che nasce dalla Resistenza e dal sacrificio di molti italiani, caduti per la nostra libertà".

La pena

La pena finale per l'imputato è di 1 mese e 23 giorni. "In giuridichese è il minimo dei minimi", ha spiegato l'avvocato: " La pena base per quel reato è di 6 mesi, ma vista l'esiguità del danno patrimoniale, le attenuanti generiche e quella del particolare valore morale e sociale dell’azione hanno scalato di un terzo la pena".

Serrachiari ha tenuto a precisare la correttezza del comportamento del giudice che ha emesso la sentenza: "Il giudice, di fronte a comportamenti illeciti, è tenuto dalla legge a sanzionarli, però ha voluto riconoscere la legittimità delle motivazioni: il parallelo che ha esposto l’imputato è stato voluto fare in parte proprio anche dal giudice. Sono valori su cui poggiamo tutti noi che ci riconosciamo nella Repubblica: il giudice ha voluto riconoscere il valore sociale del gesto dell’imputato, pur dovendolo punire per la violazione della legge".

E ha concluso: "Poi chiaramente il giudice è stato molto equilibrato in tutta l’istruttoria e nella sentenza, in quanto non può spingersi fino all’espressione di giudizi personali, però in sostanza ha riconosciuto che il gesto è stato dettato dalla difesa di valori costituzionali. Ideali che evidentemente non sono rappresentati da Casapound".