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Smart working, ministra Dadone firma la circolare: “Passiamo dalla sperimentazione all’ordinarietà”

"Passiamo dalla fase di sperimentazione a una fase di ordinarietà. Diamo la possibilità di organizzarsi in maniera più agile, di conciliare la vita e il lavoro. Per riuscire a gestire i figli e la cura dei familiari, si tratta di riconcepire il lavoro e di renderlo più agile e l'ottica chiaramente è quella del raggiungimento del risultato": così la ministra Fabiana Dadone annuncia di aver firmato la circolare del ministero della Pubblica amministrazione per incentivare lo smart working.

"Ho firmato questa mattina una circolare che implementi l'utilizzo dello smart working. Passiamo dalla fase di sperimentazione a una fase di ordinarietà. Diamo la possibilità di organizzarsi in maniera più agile, di conciliare la vita e il lavoro. Per riuscire a gestire i figli e la cura dei familiari, si tratta di riconcepire il lavoro e di renderlo più agile e l'ottica chiaramente è quella del raggiungimento del risultato": la ministra per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, ha annunciato ad Agorà in onda su rai Tre di aver firmato la circolare che contiene "misure incentivanti per il ricorso a modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa".

Nel documento, si specifica sul sito del ministero, si forniscono dei chiarimenti in tema di modalità di implementazione e quadro normativo, ma anche strumenti informatici, a cui possono affidarsi le pubbliche amministrazioni per incentivare il lavoro agile, lo smart working appunto. "Non mi sono data delle tempistiche. Ma l'idea è di provare a riorganizzare il lavoro in questa maniera. Penso che questa situazione possa essere un'ottima occasione anche per le amministrazioni. Abbiamo tolto la parola sperimentale dal decreto, vogliamo l'ordinarietà. Non è un'impresa facile ma penso si possa riuscire a ribaltare la situazione", ha aggiunto Dadone.

La circolare si apre affermando che i cambiamenti sociali e demografici, così come la situazioni di emergenza come quella che si sta vivendo in queste settimane, "rendono necessario un ripensamento generale delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa anche in termini di elasticità e flessibilità". Dei cambiamenti necessari, si legge, non solo per aggiornare le modalità di lavoro ai nuovi contesti socio-demografici, ma anche per aumentare produttività e per dare la possibilità ad ogni cittadini di conciliare al meglio il proprio impiego con la vita privata. Il primo punto che si evidenzia riguarda l'obbligo per le Pa di "fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro e, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10% dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tale modalità".

Inoltre, facendo riferimento alla legge numero 81 del 22 maggio 2017, si sottolineano le misure implementate da alcuni anni "volte a favorire una nuova concezione dei tempi e dei luoghi del lavoro subordinato, definendo il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa". I parametri da osservare, riguardano quindi i soli limiti di durata massima del lavoro giornaliero e settimanale, "derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva".

Si rimarca quindi che anche per il settore pubblico quella stessa legge prevede che tali disposizioni si applicano anche per le pubbliche amministrazioni. Si legge ancora: "I datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l'esecuzione della prestazione di lavoro agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste che pervengono dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità". Nella circolare ci si appella inoltre alla direttiva numero 3 del 2017 in materia di "Linee guida contenenti regole inerenti all'organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti". Infine, per quanto riguarda gli strumenti, anche informatici, a cui le Pa ricorrono per incentivare l'utilizzo di modalità flessibili della prestazione lavorativa si menziona nel documento, tra gli altri, l'utilizzo di cloud o di sistemi di call conference.

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