L'ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva, Matteo Renzi, non sa se il governo durerà. Rispondendo ai giornalisti prima di entrare in Senato per l'informativa sul Meccanismo europeo di stabilità (che ha visto un duro scontro fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader della Lega Matteo Salvini), Renzi si è mostrato titubante sul futuro dell'esecutivo: "Non lo so se il governo durerà. Ci sono tante questioni aperte, Alitalia, la Popolare di Bari, la prescrizione, l'Autonomia…".

Sull'ultimo fronte aperto in Parlamento, però, Italia Viva non c'entra nulla, afferma Renzi: "Sulle polemiche sul Mes noi non c'entraiamo niente. Non ci siamo andati all'incontro, così non possono dire che si litiga per colpa di Italia Viva". E anche se i renziani non si sono presentati al vertice tenutosi ieri in vista degli incontri a Montecitorio e palazzo Madama, hanno chiesto "un incontro a Conte su sette o otto temi".

Le polemiche sulla spazzacorrotti

Nel frattempo, con il vaglio degli emendamenti al decreto Fiscale alla Camera, scoppiano le polemiche sulla spazzacorrotti e la maggioranza si spacca sul tema delle fondazioni. "La decisione di rinviare l'applicazione della ‘spazzacorrotti' per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni è un clamoroso errore che la commissione ha fatto nottetempo col voto favorevole di M5S, Pd e Leu e il voto contrario di Italia Viva", ha scritto su Twitter il deputato di IV, Luigi Marattin. Renzi, ripostando il tweet, ha aggiunto: "Di giorno sui social fanno i moralisti, di notte in commission salvano le loro fondazioni".

"Questa notte in Commissione alla Camera gli stessi che ci hanno fatto la morale sulla fondazione Open, che ha tutti i dati trasparenti e pubblica i bilanci, hanno votato per rinviare l'equiparazione tra fondazioni e partiti prevista dalla spazzacorrotti", ha proseguito. L'emendamento al decreto fiscale, approvato dalla maggioranza, porta la firma del deputato dem Claudio Mancini. La norma dovrebbe rinviare al 2021 l'entrata in vigore della equiparazione delle fondazioni, associazioni e comitati politici ai partiti.