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Speciale referendum giustizia 12 giugno 2022
13 Giugno 2022
12:31

Referendum giustizia, la Lega grida al “complotto”, per il centrosinistra “va cambiato lo strumento”

Dopo il flop del referendum sulla giustizia, il senatore leghista Calderoli parla di un “complotto” ai danni del Carroccio, mentre secondo diversi partiti di centrosinistra vanno cambiate le regole di questo strumento.
A cura di Giacomo Andreoli
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Speciale referendum giustizia 12 giugno 2022

"Abbiamo perso, ma c'è stato un complotto perché il quorum non potesse essere raggiunto". Dopo il flop del referendum sulla giustizia, su cui si è espresso solo il 20% degli italiani, la Lega (che lo ha promosso assieme al Partito Radicale) se la prende con il sistema politico-mediatico. A gridare alla cospirazione ai danni del Carroccio e degli altri partiti che appoggiavano i Sì alla consultazione è Roberto Calderoli, commentando gli esiti dei cinque quesiti. Il senatore leghista, poi, dice di essere rimasto deluso da Draghi e Mattarella. "Mi sarei aspettato una maggiore attenzione e gli effetti si sono verificati" spiega, raccontando di aver scritto al Capo dello Stato, senza però ricevere "una telefonata o un whatsapp". Il vicesegretario federale della Lega, Andrea Crippa, aggiunge che c'è stato anche un "silenzio assordante" da parte di alcuni alleati, esclusa Forza Italia. Il riferimento, quindi, è evidentemente a Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, con nessun esponente di partito che si è ancora espresso sui risultati del referendum.

Il Carroccio, però, si dice convinto che il centrodestra vincerà le prossime elezioni politiche e farà una riforma complessiva della Giustizia che ingloberà i temi del referendum. Dispiaciuti dell'esito anche gli esponenti di +Europa, con il segretario Benedetto Della Vedova che parla di "occasione persa", dicendosi convinto che "se ci fossero stati i quesiti su eutanasia e cannabis avremmo assistito a un film diverso". In ogni caso da Forza Italia Alessandro Cattaneo parla di un voto "non vano, che aiuterà", perché spingerà per proseguire "la battaglia sulla giustizia", mentre i cittadini non andrebbero demonizzati vista la stagione estiva e i temi complessi del voto.

Così il leader di Azione, Carlo Calenda, parla di lavoro da fare in Parlamento, anche se si smarca dal ruolo di sconfitto al referendum. "Non abbiamo raccolto le firme temendo esattamente ciò che è successo" dice. Il radicale Riccardo Magi, invece, sottolinea che "negli ultimi trent'anni "nessun referendum abrogativo ha raggiunto il quorum, eccetto nel 2011, visti i quesiti su nucleare e acqua". Quindi chiede di rivedere il quorum del 50%+1 degli elettori, legando la validità della consultazione al raggiungimento del 25% degli elettori favorevoli all'abrogazione.

Referendum giustizia, PD e M5s: "Flop della Lega"

D'accordo a rivedere lo strumento del referendum anche Liberi e Uguali, con Loredana De Petris che spiega come non sia possibile "che i No possano avvalersi dell'astensione come se fosse un voto a favore della loro posizione: il quorum deve essere modificato e il referendum deve essere considerato valido se vota la metà più uno degli elettori che avevano votato nelle precedenti elezioni politiche". Il Partito democratico, quindi, si dice soddisfatto dell'esito del referendum. Secondo la capogruppo alla Camera Debora Serracchiani la consultazione è stata "bocciata dagli elettori, soprattutto da quelli dei partiti che li hanno promossi". Secondo i dem la riforma della Giustizia si fa in Parlamento e va completata rapidamente, dopo che la Lega "irresponsabilmente l'ha bloccata", mentre ci sarebbe stato "un uso strumentale" del referendum su questioni troppo tecniche.

Anche dal Movimento 5 stelle si parla di "flop per la Lega", anche se l'ex ministra Lucia Azzolina si dice dispiaciuta per il basso numero di votanti. "L'utilizzo spregiudicato che promotori e sostenitori hanno fatto dei quesiti referendari – spiega su Facebook- rischia di logorare uno strumento straordinario di partecipazione popolare. Irresponsabili". Il collega deputato e presidente della commissione Affari Costituzionali, Giuseppe Brescia, invita quindi a riformare lo strumento del referendum "introducendo il propositivo e modificando il quorum". La sua proposta è garantire più facilmente la raccolta di firme online, anticipare il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale dopo duecentomila firme e introdurre un unico quorum approvativo del 25%.

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