Due milioni di pensionamenti, con una età media di poco inferiore ai 60 anni, e un assegno mensile medio di 2mila euro lordi. Questo è il quadro degli ultimi dieci anni per il mondo delle pensioni. Un quadro destinato a cambiare nel 2019, con l’arrivo della quota 100. Se, in questi dieci anni, la media era di 200mila lavoratori in pensione ogni anno, nei prossimi mesi questo trend potrebbe cambiare. I dati degli ultimi anni, raccolti dal Sole 24 Ore, mostrano una discesa del numero dei pensionamenti subito dopo il varo della legge Fornero e una ripresa negli ultimi tempi, tanto che lo scorso anno il valore è tornato sopra la media. L’anno prossimo, però, si stima un netto aumento. Il governo prevede 360mila pensionati solamente grazie a quota 100, ovvero la possibilità di ritirarsi dal lavoro con 62 anni di età e almeno 38 di contributi versati.

Diverse le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), secondo cui potrebbero essere 437mila i lavoratori interessati da quota 100, di cui 212mila che avrebbero un assegno a calcolo misto e 224mila solo con il retributivo, più vantaggioso. Il totale di pensionamenti per il 2019 potrebbe essere di 620mila persone tra assegni di vecchiaia (59mila), anticipo pensionistico (54mila) e lavoratori precoci (70mila). Non tutti i possibili beneficiari, però, sfrutteranno quota 100. Anche perché i disincentivi ci sono: dal taglio degli assegni al divieto di cumulo. Per quanto riguarda le pensioni di anzianità, il 60% dovrebbe arrivare dal settore privato e il 40% dal pubblico. Valori simili anche per la quota 100. In totale, secondo i calcoli del Sole, a poter andare in pensione nel 2019 saranno 620mila persone che libererebbero altrettanti posti di lavoro. Ma non c’è alcun automatismo che garantisce che quei posti vengano poi occupati da nuovi lavoratori. E, soprattutto al Nord Italia, si potrebbe anche creare un vuoto nel mercato del lavoro, visto che la maggior parte dei pensionati saranno proprio di alcune zone del Nord Italia.

Le graduatorie per la pensione

Sempre il Sole 24 Ore evidenzia un altro aspetto riguardante le pensioni nel 2019 e l’applicazione della quota 100. Negli scorsi giorni, il governo ha parlato di clausole di salvaguardia in caso di necessità per controllare le misure più importanti, come reddito di cittadinanza e quota 100, in caso di bocciatura della manovra da parte dell’Ue (con la probabile apertura della procedura d’infrazione). Il rischio, secondo il giornale economico, è che vengano stilate delle graduatorie prima di liquidare le prestazioni per capire quanti fondi potranno essere attribuiti (considerando il monitoraggio sui conti) e a chi vadano per primi.

Un principio che si contraddice con quello della quota 100, che ha l’obiettivo di mandare in pensione più lavoratori. In realtà, quella delle graduatorie non è una novità assoluta, essendo già stata applicata nel caso dell’Ape sociale. Inoltre, rimane la possibilità di utilizzare i soldi stanziati per il reddito di cittadinanza per le pensioni, nel caso in cui i fondi dovessero avanzare. Così come è possibile che si faccia il contrario.