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Ogni anno il ministero della Salute pubblica una sorta di classifica dei sistemi sanitari sul territorio. Assegna cioè un punteggio alle prestazioni sanitarie erogate nelle Regioni, verificando in questo modo il funzionamento della sanità a livello territoriale. E negli ultimi giorni del 2020 ha pubblicato la griglia relativa al 2018. Emilia Romagna, Veneto e Provincia autonoma di Trento sono risultate le migliori per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti LEA, cioè gli indicatori utilizzati per valutare la qualità del servizio sanitario.

Per quest'ultimo monitoraggio sono stati inoltre utilizzati parte dei nuovi indicatori di valutazione usati nelle tre principali aree indagate: prevenzione, ospedaliera e distrettuale (cioè territorio). Per ognuna di queste aree sono stati poi previsti diversi indicatori che sommati danno un punteggio alla performance in ogni ambito. Si va dai tempi di attesa ai tassi di ospedalizzazione, fino alla copertura vaccinale. Questo nuovo sistema è però ancora sperimentale ed entrerà completamente a regime solo tra due anni.

Vediamo quindi gli ultimi risultati disponibili, quelli relativi appunto al 2018. In tutte e tre le aree si sono registrate delle carenze in alcune Regioni. Sono 13 le Regioni/Province autonome che hanno passato l'esame e registrato un punteggio positivo in tutte le aree: si tratta di Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Puglia. Sono invece otto le Regioni/Province autonome che sono andate in rosso almeno in un'area. La più problematica risulta essere quella distrettuale, per cui almeno sei Regioni e Pa sono sotto indice (Valle d'Aosta, Pa Bolzano, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna). A seguire, con tre Regioni insufficienti (Molise, Campania e Calabria)  è quella ospedaliera e infine troviamo quella di prevenzione con due territori con punteggio negativo (Pa Bolzano e Sicilia).

Secondo il nuovo metodo viene quindi attribuito un valore compreso da 0 a 100 ad ognuna delle tre aree a seconda di ben 88 indicatori. Un punteggio oltre 60 è considerato positivo. Si tratta di un meccanismo più preciso per fotografare la qualità dei servizi sanitari nelle Regioni e Pa. E che non permette ai territori di passare l'esame compensando un cattivo punteggio con uno migliore in altri ambiti.