Romano Prodi al Quirinale? L'ex presidente del Consiglio smentisce, affermando di non aver mai puntato alla presidenza della Repubblica. Anche perché, sottolinea Prodi, in Parlamento siedono ancora i 101 che boicottarono la sua candidature al Colle nel 2013: "Prima di andare in pensione a me piaceva fare il premier. Questo sì che mi piaceva, ma non ho mai puntato alla presidenza della Repubblica. E non ci penso certo ora", afferma il Professore in un'intervista al Corriere della Sera.

La politica estera

Prodi preferisce piuttosto occuparsi di Libia, Iran ed Europa. Che non è più quella di un tempo: "Quando nel 2009 ho iniziato a insegnare alla China Europe International Business School di Shanghai l’Unione era uno degli argomenti preferiti. Negli ultimi anni nessuno mi ha più chiesto di parlare di Europa", afferma  Prodi, puntando il dito contro le divisioni tra gli Stati membri, che condannano l'Unione all'irrilevanza e la paralizzano nell'impossibilità di trovare una linea comune. E in questo contesto, continua, l'Italia appare dimenticata: "Il nostro Paese ha perso il ritmo: la politica estera richiede continuità. Se penso al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov che incontra Di Maio mi immagino le difficoltà di quell’incontro".

E sul ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, commenta ancora: "C’è qualcosa che sta cambiando nel sentire delle persone: fino a poco tempo fa si inseguiva solo la novità, ora si ricomincia a valutare l’esperienza. In qualsiasi sistema il curriculum è importantissimo. E servono relazioni, rapporti di fiducia e di amicizia coltivati nel tempo. Ricordo sempre questo aneddoto: vinco le elezioni nel 1996 e vado da Kohl. Parliamo per due ore. Una volta terminato, lui mi dice: Che bel colloquio, ma chi viene la prossima volta?". Ed è proprio per questo motivo che Prodi è un sostenitore del sistema maggioritario, anche se riconosce le molte critiche ricevute per le sue posizioni sulla legge elettorale.

Il fronte interno

Per quanto riguarda invece il fronte interno, sulla tenuta del governo Prodi si dice positivo. Anche se ammette l'imprevisto: "Ci sono obiettivi vitali che dovrebbero essere più forti delle ragioni di frattura. Se prevale l’interesse particolare, può accadere la stessa cosa che successe a me con Bertinotti, il quale abbatté il governo e se stesso". E nonostante i continui litigi degli alleati giallorossi su moltissimi temi, dalla prescrizione all'Artcolo 18, secondo il Professore sono molti i temi che dovrebbero unire: ma solo se si entra in una fase propositiva e si lavora sul programma.

La priorità, per Prodi, deve essere l'economia: "Prendiamo il costo del lavoro. Attualmente quello italiano è grandemente inferiore rispetto a quello tedesco e francese. E possiamo dire che è meno lontano da quello cinese: un tempo il nostro era 40 volte il costo orario del lavoro di Pechino, ora 2,5-3 volte. Non siamo a costo pari, ma ci stiamo avvicinando e bisogna preparare il futuro".

Il futuro dell'Emilia Romagna (e del governo)

Ma c'è un'incognita importante nel futuro della coalizione: le elezioni in Emilia Romagna. Se il centrosinistra non dovesse risultare vincitore, infatti, sono in molti a speculare sulla caduta del governo: "Penso che Bonaccini vincerà e, in ogni caso, le ricadute del voto dipenderanno piuttosto dai possibili nuovi equilibri dentro le forze di maggioranza e di opposizione", commenta Prodi. Per poi attaccare le informazioni del leader leghista Matteo Salvini sulla liberazione della Regione: non si libera un territorio che ha i redditi più alti del Paese e il maggior tasso di occupazione, sostiene il Professore. "I dati economici dell’Emilia sono migliori del resto del Paese. È in questa regione che ci sarà la maggior concentrazione di big data in Italia. Due terzi dei computer del futuro sono destinati all’Emilia-Romagna. E il fatto che tanti vengano a curarsi nelle nostre strutture sanitarie? Sarà anche merito di chi ha governato", aggiunge Prodi.

Per quanto riguarda il movimento delle Sardine, nato proprio a Bologna con la prima manifestazione in piazza Maggiore la sera dell'apertura della campagna elettorale della Lega, Prodi afferma che non scenderà in piazza con gli attivisti: "Perché non voglio danneggiarle. Magari fossi stato in grado io di creare un movimento del genere". Poi conclude sottolineandole il peso durante la campagna elettorale: "Di sicuro hanno condizionato Salvini. E penso che stiano convincendo la gente ad andare a votare".