Si chiuderà con la votazione sul nuovo statuto la tre giorni bolognese del Partito Democratico, denominata Tutta un'altra storia. Un appuntamento che si è incrociato con la manifestazione di Matteo Salvini al Paladozza e con la contro-mobilitazione del popolo delle sardine in Piazza Maggiore, rendendo dunque centrale la riflessione sulla collocazione del Partito Democratico e sulle alleanze con le altre forze civiche e politiche per arginare la crescita del consenso della Lega e della destra. Il segretario Nicola Zingaretti ha ribadito di essere convinto che per battere la destra occorra un "campo largo", ricordando come all'esterno del PD ci siano tantissime energie della società civile e gruppi che hanno come primo interesse quello di contrastare il progetto della destra sovranista e le ambizioni di Matteo Salvini.

Zingaretti: "Salvini il più incapace"

"La destra offre finte e parziali offerte, è la migliore a raccogliere le paure, a raccontare i problemi degli italiani, ma dopo 15 mesi di governo abbiamo visto tutti come Salvini sia stato il più incapace a risolvere i problemi degli italiani", così ha proseguito poi dal palco Zingaretti, rincarando la dose: "La nostra missione è proprio quella di contrastare gli umori neri del Paese, anche per questo da qui voglio mandare un abbraccio a Liliana Segre per dirle che non è e non sarà mai sola in questa nostra Italia. Ecco a cosa serviamo e cosa vogliamo diventare".

La tre giorni bolognese, intanto, servirà anche a dare il via libera alla modifica allo Statuto del PD, in particolare cancellando l'automatismo che vuole che il segretario del Partito Democratico sia il nome indicato per la Presidenza del Consiglio nelle fasi pre e post elettorali.

In queste ore, del resto, all'interno del PD c'è una ampia discussione sulle alleanze e sulle strategie, non solo relativamente alle imminenti Elezioni Regionali in Emilia Romagna. C'è ad esempio chi spinge per la costruzione di una forza europeista e riformista, come il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che evidentemente invita a guardare verso Italia Viva di Matteo Renzi e Siamo Europei di Carlo Calenda invece che "alla sinistra radicale". Nella direzione opposta guardano invece Andrea Orlando e Maurizio Landini, che alla kermesse bolognese hanno pronunciato parole chiare sulla costruzione di un soggetto politico in grado di contendere alla destra la guida del Paese.

Poi c'è chi come Matteo Orfini, in una intervista al Corriere della Sera, punta il dito contro l'alleanza con il Movimento 5 Stelle: "Trasformare un accordo emergenziale in un matrimonio politico e addirittura nell'incubatore di un nuovo centrosinistra è la ragione per cui questo governo è così fragile e il PD così debole. PD e M5s sono politicamente e culturalmente incompatibili".