Sul divieto imposto a Mimmo Lucano di visitare il padre di 93 anni e in fin di vita a causa di una leucemia è intervenuto il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, Mauro Palma, secondo il quale il divieto di dimora, che impedisce all'ex sindaco di Riace di recarsi nel comune calabrese per il suo coinvolgimento nell'inchiesta Xenia (in cui è accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina) "ha un sapore punitivo che, in qualche, modo non corrisponde al modo in cui i provvedimenti sono stati pensati e istituiti, come il confinamento. Sono preoccupato di questa distorsione". Il Garante ha anche aggiunto all'AdnKronos che "quando alcuni provvedimenti raggiungono dei livelli così forti, tanto da toccare uno dei principi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nell'ambito del diritto al mantenimento dei rapporti affettivi, acquistano una fisionomia diversa e un significato diverso rispetto a quello che dovrebbero avere".

Insomma, stare accanto al padre gravemente malato è nei diritti di Lucano, nonostante il divieto di dimora. Si ricordi infatti che questo provvedimento è stato emesso dal Tribunale del riesame di Reggio Calabria come misura alternativa agli arresti domiciliari cui era stato sottoposto nell'ambito dell'inchiesta della procura della Repubblica di Locri sui presunti illeciti nella gestione dell'accoglienza dei migranti.

Quella di Mauro Palma è solo una delle tante manifestazioni di affetto che l'ex primo cittadino di Riace sta ricevendo nelle ultime ore. Per questo, nel corso di una intervista al Tg Calabria, Lucano ha ringraziato quanti stanno sostenendo la sua causa. "Ringrazio veramente tutti per l'affetto dimostratomi – ha detto -. Sono testimonianze che mi riempiono d'orgoglio e che in qualche modo mi aiutano a superare le amarezze per la vicenda che mi riguarda e che ha dell'inverosimile". L'ex sindaco è andato a trovare il padre all'ospedale di Catanzaro, dove è ricoverato attualmente, ma il suo desiderio è quello di poterlo assistere a Riace dopo che sarà dimesso. "Non voglio utilizzare, comunque, la situazione che riguarda mio padre – ha aggiunto – per chiedere la revoca della misura cautelare emessa nei miei confronti. Io voglio che l'eventuale revoca avvenga per un fatto di giustizia e non di pietà o di commiserazione".