La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, torna sul tema dell'antisemitismo e della commissione voluta in Senato da Liliana Segre per combattere i fenomeni di odio razziale, che nelle scorse settimane aveva scatenato diverse polemiche. In un'intervista a Repubblica, Meloni afferma: "Il non aver condiviso in toto i contenuti della commissione Segre non equivale a dire che è giusto sostenere l'antisemitismo: è assurdo pure pensarlo. Io non ho problemi a dire che condanno l'antisemitismo".

Sulla notizia della scorta assegnata alla senatrice sopravvissuta ai campi di concentramenti, Meloni minimizza: "Sono molti i rappresentanti della comunità ebraica sotto scorta. Non è il primo caso né in Italia né in Europa", anche se "questo, ovviamente, fa più rumore". Per la leader di Fratelli d'Italia "c'è un problema oggettivo di sicurezza per gli ebrei che vivono nel nostro Paese", ma "il primo pericolo è il fondamentalismo islamico".

Meloni sulla Commissione Segre

"Nella prossima seduta il nostro capogruppo Luca Ciriani inviterà ad applaudire, esplicitamente, alla Segre", afferma Meloni, spiegando allo stesso tempo che la commissione istituita è "composta da politici che a maggioranza decidono quali siano le parole d'odio", una cosa che non la "tranquillizza" perché "ci sarebbero concetti e punti di vista non punibili penalmente ma pericolosi"

E ancora: "Solo una persona non onesta intellettualmente può dire di me che istigo odio. Ho già condannato tutti, guardi. Sono nata 30 anni dopo il fascismo, sono figlia dell'Italia repubblicana. Ma sono di destra". Sulla decisione della giunta di Pescara di negare la cittadinanza onoraria alla senatrice, Meloni commenta: "Ha fatto male. Noi a Latina abbiamo detto di essere d'accordo con un riconoscimento simile. Se servono dei segnali per proteggere i simboli, diamoli".

Le polemiche sulle parole di Meloni

Dopo l'astensione in aula del centrodestra sulla creazione di una commissione contro i fenomeni di odio, come era prevedibile sono esplose le polemiche. Giorgia Meloni aveva chiamato Liliana Segre, per tentare di giustificare la decisione del suo partito. A raccontarlo era stata proprio la senatrice a vita, che in un'intervista aveva affermato: "Ma come può venirle in mente? Mi ha telefonato l'altra sera e mi ha detto: ‘Sa, ci siamo astenuti perché noi difendiamo la famiglia'. Le ho risposto: ‘Cara signora, io difendo così tanto la ma famiglia che sono stata sposata per sessant'anni con lo stesso uomo. Qualcuno mi dovrà spiegare cosa c’entri tutto questo con la Commissione contro l’odio".