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Meloni al G20 dice che l’Italia darà 3 miliardi di euro all’Africa per combattere la crisi climatica

Tre miliardi di euro in cinque anni, dall’Italia al continente africano, per contrastare il surriscaldamento globale e le sue conseguenze. Questo l’annuncio di Giorgia Meloni al summit del G20, dove ha anche attaccato la Russia (che usa l’energia come “arma di ricatto” verso l’Ucraina).
A cura di Luca Pons
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"L'Italia aspira a diventare un ponte tra Europa e Africa" e "destinerà all'Africa oltre il 70% suo Fondo italiano per il clima. Questo significa tre miliardi di euro nei prossimi cinque anni". Lo ha detto Giorgia Meloni, nella prima sessione dei lavori del G20, dedicata a clima, energia e ambiente sostenibile. È iniziato a Nuova Delhi il summit mondiale che riunisce i leader dei Paesi più influenti.

La giornata si è aperta con una novità storica: l'ammissione dell'Unione africana tra i membri permanenti del G20. L'UA è la seconda unione internazionale, dopo l'Unione europea, a far parte del gruppo. Il suo ingresso contribuisce a compensare il fatto che fino a oggi l'unico Stato africano nel G20 fosse il Sud Africa. Meloni ha dato "il benvenuto all'Unione Africana" e ha detto che "l'Italia è stata una forte sostenitrice del suo processo di adesione".

Il legame tra clima ed energia, ha sostenuto Meloni "è sempre più importante in una fase nella quale il mondo continua ad affrontare gli effetti a cascata della crisi innescata dalla guerra di aggressione russa all'Ucraina", considerando che "l'uso da parte di Mosca delle forniture energetiche come un'arma di ricatto". La menzione non è stata casuale: gli Stati occidentali hanno più volte fatto pressione perché il G20 si esprima in modo deciso anche sulla guerra in Ucraina, nonostante il governo indiano (che ospita il summit) preferisca concentrare l'attenzione sull'economia del Sud mondiale.

Meloni ha rilanciato ancora una volta il suo progetto – ancora non del tutto chiarito – di un Piano Mattei: "L'Africa è un continente estremamente ricco di risorse. Ciononostante risulta un continente povero, anche perché, nel corso della storia, gli interventi delle nazioni straniere nel continente non sono sempre rispettosi dei bisogni delle realtà locali. Vogliamo cambiare approccio. Il governo italiano sta lavorando per dare vita ad un ampio Piano di cooperazione e sviluppo che porta il nome di un grande italiano, Enrico Mattei, fondatore di ENI. La sua ‘formula' ebbe successo perché seppe coniugare l'esigenza di una nazione come l'Italia di rendere sostenibile la sua crescita con quelle degli Stati partner di conoscere una stagione di sviluppo e progresso".

Così è arrivato l'annuncio: "L'Italia destinerà all'Africa oltre il 70% suo Fondo Italiano per il clima. Questo significa tre miliardi di euro nei prossimi cinque anni, equamente destinati a iniziative di mitigazione e adattamento. Un impegno che ambisce a costruire un nuovo modello di relazioni internazionali su base paritaria, per creare sviluppo, ma anche favorire percorsi di migrazione legale e combattere le potenti reti criminali di trafficanti dell'immigrazione illegale, che sfruttano la disperazione per arricchirsi".

Meloni ha concluso con un commento sulla transizione ecologica ed energetica mondiale, dicendo che "approcci troppo radicali" oppure "troppo asimmetrici tra gli Stati" non possono "garantire soluzioni efficaci" e rischiano di "provocare pericolosi squilibri nel rapporto tra le nazioni, e all'interno delle nazioni stesse". Un modo, quindi, per ribadire che il contrasto alla crisi climatica non deve essere guidato da quelle che Meloni e il suo governo hanno spesso definito "posizioni ideologiche", e che anche Paesi asiatici come Cina e India devono fare la loro parte. Se non c'è il coinvolgimento di tutti, ha detto Meloni, "pensare che possa portare risultati apprezzabili è pura utopia".

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