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Ius Scholae
11 Luglio 2022
12:00

Cos’è lo Ius Scholae: il significato e cosa prevede la proposta di legge sulla cittadinanza

La proposta di legge sullo Ius Scholae per ottenere la cittadinanza italiana è arrivata alla Camera ed è subito diventata oggetto di scontri all’interno della maggioranza: il significato e cosa prevede.
A cura di Annalisa Girardi
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La proposta di legge sullo ius scholae, che prevede una riforma della legge per ottenere la cittadinanza italiana, è arrivata alla Camera. Ma di cosa si tratta e che cos'è lo ius scholae? La proposta di legge A.C.105-A sullo Ius Scholae, presentata dal deputato 5 stelle Giuseppe Brescia, prevede che possano richiedere la cittadinanza italiana prima dei 18 anni coloro che sono giunti in Italia entro i 12 anni, hanno risieduto legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese e hanno completato un ciclo scolastico di almeno cinque anni. La richiesta può essere effettuata anche da uno solo dei due genitori, o da chi esercita la patria potestà. La discussione sulla proposta di legge, iniziata mercoledì 29 giugno, è stata rimandata alla prossima settimana. Si tratta di una legge attesa da circa un milione di ragazzi e ragazze minorenni che, pur essendo nati in Italia o arrivati qui da bambini, non si vedono ancora riconosciuto lo status di cittadino.

Secondo il Report annuale dell'Istat 2022 con lo ius scholae circa 280 mila ragazzi e ragazze, se passasse la proposta di legge, acquisirebbero la cittadinanza. Al 1° gennaio 2020, secondo i dati, sono oltre 1 milione i minorenni nati in Italia da genitori stranieri, le cosiddette seconde generazioni. Lo ius scholae è simile allo ius culturae, mentre è diverso invece lo ius soli, che lega la cittadinanza al luogo di nascita. In Italia la normativa attuale è legata invece allo ius sanguinis, cioè alla cittadinanza dei genitori. È un tema su cui la maggioranza è divisa, con il centrosinistra a favore dello ius scholae e Lega e Fratelli d'Italia assolutamente contrari. Il Carroccio ha presentato circa 1.500 emendamenti. Anche la CEI si è espressa sullo ius scholae: "Va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando".

Cosa prevede lo ius scholae, la proposta di legge sulla cittadinanza italiana

Secondo la proposta di legge alla Camera, per richiedere la cittadinanza italiana non si sarebbe più costretti ad aspettare il 18 esimo anno di età per far partire le procedure. La proposta sullo ius scholae prevede infatti “l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte del minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età e che risieda legalmente in Italia, qualora abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi la scuola primaria, è necessario aver concluso positivamente il corso medesimo.”.

Questa sarebbe legata al fatto di aver frequentato 5 anni di scuola in Italia e la richiesta potrebbe essere fatta anche da un solo genitore, a patto che sia legalmente residente in Italia. È quindi simile allo ius culturae, mentre non si parla di ius soli, che lega la cittadinanza al luogo di nascita del bambino (indipendentemente da quella dei genitori, come accade negli Stati Uniti) che ciclicamente torna ad animare il dibattito politico italiano, con la destra assolutamente contraria. Dopo il naufragio in Senato di una proposta di legge nel 2015, si è tolto il riferimento allo ius soli e ci si è invece concentrati sullo ius scholae.

Come si chiede oggi la cittadinanza italiana: le leggi attualmente in vigore

I numeri in Aula dovrebbero esserci, ma chiaramente bisognerà aspettare il momento della votazione per saperlo con certezza. Se venisse approvata, sarebbe un passaggio importante per il nostro Paese, che continua ad avere una legge sulla cittadinanza tra le più restrittive al mondo. La normativa attuale risale al 1992 ed è basato sullo ius sanguinis, cioè sul diritto di sangue: un bambino è italiano se almeno uno dei genitori ha la cittadinanza, indipendentemente da dove sia nato o cresciuto. Un bambino nato in Italia da genitori stranieri può al momento chiedere la cittadinanza solo al compimento dei 18 anni, a patto di aver risieduto legalmente e ininterrottamente sul territorio italiano fino a quel momento.

I requisiti dello ius scholae: chi può richiedere la cittadinanza

Se passasse la proposta di legge sullo ius scholae la normativa cambierebbe le modalità per richiedere la cittadinanza. Ecco, per riassumere, chi potrebbe richiederla:

  • chi è nato o arrivato in Italia prima dei 12 anni
  • chi ha risieduto da allora legalmente e senza interruzioni in Italia
  • chi ha frequentato la scuola italiana per 5 anni

Salvini e Meloni voteranno contro, Forza Italia divisa

Sullo ius scholae le forze politiche la pensano in maniera radicalmente diversa. Lega e Fratelli d'Italia hanno dato battaglia in commissione e altrettanto faranno in Aula, anche Forza Italia è divisa. Entrambe le forze politiche ritengono che la cittadinanza andrebbe "meritata" e pensano che in questo modo diventerebbe troppo facile richiederla. Giorgia Meloni (nonostante nel 2014 fosse a favore dello ius culturae) ora chiede di cancellare dal calendario dei lavori la discussione sullo ius scholae, parlando di "cittadinanza facile agli immigrati". La Lega ha anche messo in discussione la stabilità del governo su questo tema: "Incredibile, vergognoso e irrispettoso per gli italiani. In un momento di crisi drammatica come questo, la sinistra mette in difficoltà maggioranza e governo insistendo su cittadinanza agli immigrati e cannabis anzichè occuparsi di lavoro, tasse e stipendi", ha detto Matteo Salvini. E i capigruppo del partito hanno chiesto a Pd e M5s se "vogliono lavorare per il Paese insieme alla Lega o se preferiscono una crisi di governo". Meloni,

I partiti a favore dello ius scholae

"Si fa cadere un governo per fatti drammatici, non si fa cadere un governo perché un ragazzo italiano a tutti gli effetti, dopo anni di scuola in Italia, che parla il dialetto come posso parlarlo io, viene ad avere finalmente la possibilità di avere la cittadinanza, e si decide addirittura di far cascare il governo per evitare che quella ragazza e quel ragazzo abbia la cittadinanza italiana. Io rimango senza parole di fronte ad una scelta di questo genere": ha commentato da parte sua il segretario del Partito democratico, Enrico Letta. Per poi ribadire: "Noi non arretriamo di un millimetro sulla vicenda del dare a coloro che hanno diritto da tutti i punti di vita alla cittadinanza italiana di dargliela questa cittadinanza".

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