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27 Settembre 2022
12:50

“L’Italia si allontana dal modello liberale, Putin applaude”: l’analisi del consulente del Cremlino

“Verso una riconsiderazione del progetto europeo”, spera Mosca. E Meloni “potrebbe diventare mediatrice di pace”. Mentre l’isolamento russo “rende difficile l’effettivo utilizzo di armi nucleari”, nella elite “c’è chi lavora a progetti per un cessate il fuoco in Ucraina”. Ma lo zar non vuole ascoltare.
A cura di Riccardo Amati
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"Le elezioni italiane sono l’esempio più esplicito dell’allontanarsi dei Paesi Ue dai valori e dalle idee liberali, e questo conforta la narrativa di Mosca"— secondo il direttore del Russian International Affairs Council (Riac) Andrei Kortunov. La Russia spera "in una riconsiderazione" del progetto europeo. Che ritiene "ostile". Ma il consulente dell’amministrazione presidenziale russa vede ancora spazio per la diplomazia, nel conflitto ucraino: "La nostra escalation, con la mobilitazione parziale e il richiamo alla dimensione nucleare, è mirata all’apertura di una trattativa con l’Occidente". E l’Italia a guida Meloni "potrebbe avere un ruolo di mediazione". Mentre un effettivo utilizzo delle atomiche è un’ipotesi remota perché "creerebbe una situazione inaccettabile per Putin", che vedrebbe allontanarsi anche Cina e India e si troverebbe in un "isolamento internazionale totale". Solo un bluff quindi, anche se il presidente russo ha detto il contrario. Fanpage.it ha raggiunto al telefono Kortunov nella sede del Riac a Yakimanka, due passi da Gorky Park, nel centro della capitale russa. Il Riac è un istituto fondato dal ministero degli Esteri (Mid) e da altre istituzioni governative russe per fornire analisi e raccomandazioni di politica estera all’amministrazione presidenziale.

Commentando il risultato delle elezioni italiane, il portavoce di Vladimir Putin Dmitri Peskov ha detto che la Russia “dà il benvenuto a forze politiche capaci di andare oltre il mainstream, che è pieno di odio contro la Russia”.  A parte che quest’odio per la Russia mi pare un’invenzione e semmai è il suo attuale regime a rimaner poco simpatico, vorrei chiederle: il Cremlino considera l’Italia uscita dal voto come un asset, una risorsa da utilizzare? 

Per il Cremlino il risultato elettorale italiano è importante perché è una conferma della percezione che la Russia ha della politica europea. Da molti anni ormai la narrativa promossa dal presidente Putin racconta di un’Unione Europea in profonda crisi, caratterizzata da società frammentate e polarizzate in cui regna uno scontento crescente nei confronti dei valori e delle idee liberali. Con sempre più persone disposte a difendere i valori tradizionali, dalla famiglia alla religione, e a opporsi all’immigrazione incontrollata. Bene, ora al Cremlino possono dire: è esattamente quel che è successo in Italia. Ci sono anche altri Pesi Ue nei quali forze di questo tipo guadagnano terreno. Ma l’Italia è l’esempio più esplicito di questa tendenza. Che comporta una riconsiderazione del progetto europeo. Allontanandolo dall’attuale modello liberale.

Sì però negli ultimi mesi la vincitrice delle elezioni, Giorgia Meloni, si è definita europeista, atlantista e sostenitrice dello sforzo bellico ucraino. Mica granché come asset del Cremlino.

Nessuno a Mosca si aspetta che l’Italia della Meloni ponga il veto alle sanzioni, non sostenga più l’Ucraina o metta in dubbio l’appartenenza dell’Italia alla Nato. Ma dal punto di vista simbolico questa vittoria dell’estrema destra è certamente accolta con favore al Cremlino. Che la applaude  come una conferma della visione che Mosca ha dell’Europa e del mondo. L’Europa sta andando nella direzione prevista. La lettura non può che esser positiva.

Un’ “Europa delle Nazioni” come quella che vuole la Meloni, ovvero meno accentrata e senza ambizioni comunitarie o federali, sarebbe più utile alla politica estera russa? La vostra diplomazia privilegia i rapporti bilaterali e aborrisce le unioni sovranazionali. 

Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto che strategicamente la Russia avrebbe tutto l’interesse a trovarsi di fronte un Europa forte. Perché sarebbe più prevedibile e permetterebbe rapporti strategici, non limitati all’immediato. Inoltre, se la leadership russa davvero vuole un mondo multipolare, come dice di volere, dovrebbe sostenere un’Ue più forte. Perché solo così l’Europa potrebbe emanciparsi dagli Stati Uniti e implementare il concetto di autonomia strategica.

Dottor Kortunov, queste mi sembrano pie illusioni — almeno al momento. Putin l’Europa la vorrebbe a pezzi. 

Certo nelle condizioni attuali la leadership russa percepisce l’Ue come un potere ostile: un aggressore e non un partner. E se è davvero un potere ostile, qualsiasi cosa lo indebolisca è visto con favore. Questa è la logica definita dallo stato attuale delle relazioni e dal conflitto in Ucraina.

C’è ancora spazio per la diplomazia, nel conflitto ucraino? C’è chi sostiene che la recente escalation militare con tanto di mobilitazione e minaccia nucleare non sia altro che un preliminare ”à la russe” per poi andare a trattare la pace. Potrebbe esser così? 

Ritengo che la “dimensione nucleare” (Kortunov evita accuratamente di parlare di minaccia, ndr) sia stata aggiunta all’equazione proprio per convincere l’Occidente a iniziare un dialogo diretto con Mosca. Si è voluto dire all’Occidente: la Russia non vorrebbe iniziare una guerra nucleare,  ma espandendo costantemente il sostegno militare all’Ucraina ci costringete a un’escalation. Perché è l’unico modo con cui possiamo rispondere alla vostra, di escalation. Questa è la logica del Cremlino. Si può non esser d’accordo. Ma così è. La differenza di approccio è drammatica. La posizione occidentale è che la Russia può anche continuare la guerra ma non deve metter mano alle armi nucleari sennò si va incontro a un suicidio collettivo. Quella russa è che la dimensione nucleare deve esser messa sul tavolo perché, per la Russia, rappresenta la sola via d’uscita. Provate a mettervi nei panni di Putin: se continua con l’operazione speciale così come ha fatto finora, l’Occidente continuerà a espandere la sua assistenza a Kyiv. E siccome l’Occidente è molto più forte della Russia e ha risorse quasi illimitate da immettere sul campo di battaglia, non c’è modo, per Putin, di raggiungere gli scopi dell’operazione.

Non resta quindi che la minaccia nucleare. O la “dimensione nucleare”, come dice lei. Ma siamo sicuri che sia solo una minaccia? O Putin potrebbe davvero ordinare il lancio di ordigni atomici? In politica internazionale quando si sostiene di avere una “capability”, ovvero la capacità di condurre una particolare azione militare, vuol dire che si è anche disposti a implementarla.  

C’è certamente la volontà di condurre una escalation. Ma si cercherà in ogni modo di evitare la escalation nucleare. Lo testimonia il fatto che Putin abbia proclamato la mobilitazione parziale. È chiaramente il tentativo di implementare una escalation che non comprenda la “dimensione nucleare”.

Quindi la mobilitazione dovrebbe evitare la guerra nucleare.

Almeno per un certo periodo. Ma se non funziona e il conflitto si internazionalizza con il coinvolgimento diretto della Nato, chissà cosa potrebbe succedere?

L’Italia della Meloni, meno entusiasta dell’Europa e — almeno agli occhi di Mosca — del liberalismo occidentale, potrebbe avere un ruolo di mediazione, se come lei spera si potessero aprire trattative di pace?

Non è impossibile. Dipenderà soprattutto dalla relazione che Putin avrà con la nuova leadership italiana. La chimica personale conta più di ogni tipo di affiliazione istituzionale, in questi casi. Tradizionalmente l’Italia è considerata come uno Stato pro-russo all’interno dell’Ue, e così è forse nella posizione migliore per diventare, insieme ad altri negoziatori europei, una protagonista in questo senso. Certo ci vuole coraggio: andare a Mosca a parlare con Putin non è proprio un attività popolare, in questo momento. Ma non sarebbe impossibile.

Eh sì, ad andare a Mosca a parlare con Putin si rischia di diventare degli appestati. La Russia infatti è sempre più sola. Al meeting di Samarcanda la Cina ha preso le distanze sul conflitto in Ucraina e anche il leader indiano Modi ha tirato le orecchie al vostro presidente. La Turchia si sta smarcando. Per non parlare degli Stati dell’Asia centrale. Un altro Stato teoricamente amico come la Serbia non riconoscerà i risultati dei referendum nei territori occupati dell’Ucraina. Anzi, a quanto pare non li riconoscerà proprio nessuno. 

Al Cremlino non c’erano aspettative di alcun riconoscimento internazionale per i referendum nel Donbass, a Kherson e a Zaporozhye. I referendum servono solo a far sì che questi territori diventino Russia e siano coperti dalla dottrina militare russa (che prevede la possibilità di usare armi atomiche se viene violata l’integrità territoriale dello Stato, ndr). Non si voleva lanciare che questo messaggio.

Ma l’assenza dei riconoscimenti internazionali sottolinea il vostro isolamento.

E questa è una questione molto importante. Per Putin è essenziale che Cina o India restino se non altro neutrali. E questo è il maggior limite all’utilizzo di armi nucleari. Credo proprio che se la Russia userà armi atomiche questi Paesi si allontaneranno drasticamente da Mosca. Sarebbe l’isolamento totale. Inaccettabile. Così come sarebbe inaccettabile un collasso completo dell’Onu.

Ovvero? 

Se la Russia usasse armi nucleari potrebbe esserci una mozione per estrometterla dal Consiglio di sicurezza (di cui è uno dei cinque membri permanenti, ndr). La Carta delle Nazioni Unite prevede che una maggioranza qualificata degli stati membri possa riunire una conferenza e scrivere una nuova Carta. Non cambierebbe solo il Consiglio di sicurezza ma l’intera organizzazione. L’uso delle armi nucleari potrebbe innescare un processo di questo tipo. Al Cremlino lo capiscono bene. E non lo vogliono.

Tre fonti vicine al Cremlino hanno detto alla Reuters che all’inizio della guerra Putin rifiutò un accordo di pace praticamente già raggiunto. Perché questa fuga di notizie? Ci sono spaccature tra gli uomini del presidente?

Posso solo dirle che a Mosca ci sono persone che stanno lavorando a diversi piani di pace. Anche il nostro Riac cerca di individuare modalità per un cessate il fuoco. Il problema è che al momento manca la possibilità di incidere sulle decisioni prese al vertice. Difficile che queste iniziative possano avere un impatto.

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