La commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati ha incontrato oggi a Berlino la commissione Esteri del Bundestag per chiedere un coinvolgimento attivo del parlamento tedesco e far luce sul caso Regeni. Il presidente della Camera Roberto Fico aveva promesso che avrebbe portato la questione in Europa. E ha mantenuto la parola: "Non rimarranno soli", aveva assicurato, riferendosi ai genitori di Giulio, Paola e Claudio Regeni. Fico ha infatti sottoposto la questione al Bundestag tedesco: "Giulio non era infatti solo un ricercatore italiano. Ma europeo. È una questione che riguarda e deve riguardare tutti i paesi dell'Unione".

I genitori del ricercatore ucciso nel 2016 in Egitto hanno infatti chiesto che il Paese nordafricano venga dichiarato "non sicuro" e che vengano richiamati i nostri ambasciatori: "Potrebbe essere un segnale forte di pretesa di rispetto dei diritti umani", hanno sottolineato i genitori di Giulio in una lettera ai deputati delle Commissioni Esteri della Camera e del Bundestag tedesco. La missiva è stata letta oggi dalla presidente della commissione Esteri di Montecitorio Marta Grande (M5S) in apertura dell'incontro con gli omologhi tedeschi al Bundestag. "Siamo Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, vittima, il 25 gennaio 2016 di sparizione forzata e, nei giorni successivi, di tortura ed uccisione – si legge nel testo – Nostro figlio si trovava al Cairo per svolgere una ricerca di tipo economico-sociale per l' Università di Cambridge. La tragedia di Giulio è ormai conosciuta in tutto il mondo e da tre anni e mezzo lottiamo perché sia fatta chiarezza sulla sua cattura e sulla sua uccisione".

Nel pretendere "una verità processuale" sulla morte del giovane ricercatore in Egitto, i coniugi Regeni hanno scritto che su di lui "sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto di tutti noi ad avere verità. Tramite il Presidente della Camera Fico che ci ha dimostrato fin dal primo istante concreta e affettuosa vicinanza, vi chiediamo di non lasciarci soli nella nostra pretesa di verità. Giulio era un cittadino europeo e merita l'impegno di tutte le nostre istituzioni". Da qui la proposta di un ritiro degli ambasciatori dal'Egitto.

Del resto negli ultimi giorni i Regeni e la loro legale Alessandra Ballerini avevano evidenziato come l'Egitto di Al Sisi stia continuando a sabotare le indagini sull'omicidio del ricercatore friulano. Inoltre hanno puntato il dito contro la Nsa, il servizio segreto civile egiziano, che non ha mai allentato le pressioni sull'Ecrf, la commissione egiziana per i diritti e le libertà che collabora con la famiglia Regeni al Cairo: "Cercano di sabotare il nostro lavoro per la ricerca della verità sulla morte di Giulio", hanno detto i dall'Ecrf. I funzionari della Nsa che continuano a indagare su di loro sono gli stessi sotto inchiesta della procura di Roma, accusati di essere implicati a vario titolo sul sequestro. (Tra loro ci sono anche un generale e un colonnello della National Security) Un'escalation di minacce e intimidazioni, come quella subita da Amal Fathy, moglie di Mohamed Lotfy, consulente egiziano dei Regeni, trattenuta in carcere per 7 mesi e 16 giorni, e che adesso sarebbe stata interrogata nuovamente.

Della vicenda del giovane ricercatore italiano ha annunciato che parlerà domani a Berlino anche il presidente della Camera Fico, che in mattinata incontrerà il presidente del Bundestag Wolfgang Schaeuble.

Intanto, concluso l'incontro, le commissioni Esteri della Camera e del Bundestag hanno fatto sapere che porteranno la vicenda di Giulio Regeni all'attenzione della Conferenza interparlamentare sulla Politica estera e di sicurezza comune e per la sicurezza e difesa che si terrà Helsinki dal 2 al 4 settembre. "Ai colleghi tedeschi – ha detto la pentastellata Marta Grande – abbiamo chiesto di poter collaborare sui temi dei diritti umani ed in particolare sul caso di Regeni. La lettera dei genitori di Giulio chiede un impegno molto forte, per cui stiamo valutando come muoverci insieme. La parte tedesca farà un approfondimento su questa lettera e ci farà sapere, anche dopo un confronto con il governo tedesco. A brevissimo ci riaggiorneremo su come procedere insieme su questo come su altri temi": tra questi la visione della Ue, i diritti umani e il supporto alla comunità Yazida, la minoranza presente anche in Germania. Grande ha spiegato che "i colleghi tedeschi erano molto interessati. Perché Giulio Regeni è un cittadino europeo; e la ricerca della verità non è solo un dovere rispetto a lui, alla sua famiglia ed all'Italia ma per l'intera Europa".