Lecce, sentenza storica: diritto di cittadinanza a straniero con genitori irregolari
Nel pieno della discussione sullo Ius Soli, arriva una sentenza destinata a far discutere. La seconda sezione civile del Tribunale di Lecce, in un provvedimento depositato l'11 marzo ma reso noto solo oggi, ha sentenziato che “Se gli affidatari del minore non hanno effettuato le dovute richieste, l’interessato non ha, per motivi legati all’età, alcuna responsabilità per fatti od omissioni altrui”. Insomma, è alla luce di questo che, secondo i magistrati pugliesi, hanno il pieno diritto di essere riconosciuti come cittadini italiani tutti coloro che sono nati in Italia e che abbiano soggiornato sul territorio nazionale fino al raggiungimento della maggiore età. Anche se non hanno avuto l’iscrizione all’anagrafe. Anche se sono sprovvisti di titolo di soggiorno sin dalla nascita. Ragionando a posteriori, infatti, se oggi avessero tutti i requisiti per ottenere sia l’una che l’altro, non possono essere penalizzati.
Come è nata questa sentenza, a suo modo storica? Da una contesa giudiziaria tra un ragazzo nato nel 1993 e figlio di genitori filippini e il Comune di Lecce. La madre del giovane, al momento della sua nascita, era cittadina irregolare sul territorio italiano. Ciononostante, ha dichiarato la nascita del bambino, che, dopo appena due mesi, viste le gravi condizioni di indigenza, è stato affidato ad un istituto e successivamente adottato da una famiglia italiana, fino a ottenere il permesso di soggiorno, la tessera sanitaria e la carta d'identità rilasciata dal Comune di Lecce. Al diciottesimo anno di età il ragazzo ha richiesto la cittadinanza italiana, ma di fronte ha trovato un "muro", cioè l'Ufficiale dello Stato Civile leccese, che ha rifiutato la pratica “in quanto, al momento della sua nascita, nessuno dei suoi genitori era residente sul territorio della Repubblica, requisito essenziale previsto dalla Circolare del Ministero dell’Interno n. 22 del 7 novembre 2007 Prot. K 64.2/13″.