Dallo scorso primo agosto l'educazione civica è tornata obbligatoria nelle scuole italiane, come avanzato da una proposta di legge targata Lega. "Finalmente ritorna l’educazione civica come materia obbligatoria nelle scuole. Il compito della scuola è di educare alla cittadinanza attiva, al rispetto delle regole, all'accoglienza e all'inclusione, valori alla base di ogni democrazia", aveva commentato l'ex ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti. Anche il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, si era felicitato della notizia, affermando: "Finalmente l’educazione civica torna in classe! Con la legge della Lega approvata definitivamente oggi al Senato, da settembre sarà di nuovo materia di studio obbligatoria, con 33 ore e voto in pagella. C’è una mancanza di rispetto nei ragazzi e anche nei genitori. Sono cose fuori dal mondo e bisogna imparare il rispetto".

Bella iniziativa e belle parole. Ma se guardiamo all'ultima settimana in Parlamento, ciò che traspare ha ben poco a che vedere con educazione e rispetto. E il tutto alla presenza di scolaresche.

L'ultima settimana al Parlamento

Lo scorso 27 novembre si è sfiorata la rissa a Montecitorio. Dopo l'intervento del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, sul fondo salva-Stati, ha preso la parola il leghista Claudio Borghi, ed è subito bagarre. "Vogliamo qui subito Conte e se non arriva lo porteremo in tribunale", afferma Borghi scatenando l'ira in Aula. Dai banchi della Lega si alzano i cori contro la maggioranza: "Venduti! Venduti!". I leghisti hanno accerchiato il presidente della Camera, Roberto Fico, che cercava di calmare le acque. Il deputato del Carroccio Daniele Belotti travolge e sfascia la poltrona di uno sventurato stenografo. "È infedeltà in affari di Stato, è un reato, l’avvocato del popolo dovrà cercarsi un avvocato, il Parlamento è stato completamente scavalcato", ha continuato a incitare Borghi a gran voce, mentre alla Camera regna ormai il caos più totale.

Ma non serve per forza arrivare alle mani per dimostrare scarsità di rispetto verso le istituzioni. Qualche giorno dopo la zuffa, sempre a Montecitorio, il leghista Flavio Di Muro approfitta del suo intervento in Aula per chiedere alla sua compagna di sposarlo. Un gesto che non è andato giù al presidente Fico, che ha commentato con freddezza: "Deputato Di Muro capisco tutto, però usare un intervento per questo non mi sembra assolutamente il caso. Non è stato opportuno utilizzare un intervento sull'ordine dei lavori". E aveva ragione: la Camera dei deputati, una delle sedi più alte delle istituzioni nel Paese, non dovrebbe essere luogo di un teatrino personale. A maggior ragione se si tratta semplicemente di una messinscena, come quella del deputato Di Muro: il leghista infatti, aveva pianificato da tempo il matrimonio, con tanto di data e location già fissate, a ulteriore conferma che la proposta in Aula, ripresa da tutti in media e in trend sui social, non era altro che la ricerca dei 15 minuti di popolarità, fatta a scapito della credibilità delle istituzioni.

Ad ogni modo, la parentesi zuccherata in Parlamento è durata ben poco, e si è presto tornati alle vecchie abitudini. Lunedì scorso, in seguito al tête-à-tête fra Giuseppe Conte e Matteo Salvini in Senato, sono nuovamente esplosi gli insulti fra i parlamentari. "Ti faccio un culo così. Stai zitto, tu e tutta la tua famiglia", ha esordito l'ex ministro Gian Marco Centinaio. Il senatore della Lega ha aggredito un collega pentastellato, gridando: "Coglione! Stronzo! Questo è una testa di cazzo".

 

La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha tentato di placare gli animi, senza troppi risultati. Quando i senatori leghisti hanno tirato fuori dei cartelli contro il presidente Conte e dei pupazzetti di Pinocchio, Casellati ha cercato di rimetterli in riga: "No, via i cartelli. Le istituzioni devono avere rispetto. Togliete i cartelli. Per esprimere un dissenso non c'è bisogno di offendere". Una predica che, a sentirla, sembrerebbe la classica ramanzina rivolta a una scolaresca, più che a un gruppo di senatori. Ma questa volta i ruoli erano invertiti: anche in quest'occasione, infatti, erano presenti degli studenti ad assistere alla scena.

"Maleducazione" civica al Senato

"Abbandono l'Aula di Montecitorio in lacrime e non mi vergogno di dirlo. Mi vergogno invece per la scena di violenza a cui hanno assistito due scolaresche in visita. Una rissa in piena regola come ci si aspetterebbe in un bar malfamato. Ed invece era l'aula di Montecitorio. Ho sempre pensato che ci chiamassero Onorevoli non perché qualcuno ci debba rendere onore ma perché dobbiamo comportarci sempre in maniera onorevole. Stasera nell'Aula di Montecitorio non c'era onore, solo violenza e io me ne vergogno", aveva commentato la deputata di Liberi e Uguali, Rossella Muroni, in un post ripreso anche da Laura Boldrini in seguito alla rissa sfiorata alla Camera.

Che cosa avranno imparato quei ragazzi di fronte a sedie che volano alla Camera e a insulti e gestacci in Senato? Che cosa possono pretendere ancora di insegnare delle istituzioni dove queste scene non scatenano l'indignazione generale, ma solo qualche commento sui social? La verità è che in Parlamento sono molti coloro ad aver dimenticato che cosa significhino l'autorevolezza e la serietà delle istituzioni. E sono proprio quelli che, prima di insistere tanto per l'educazione civica nelle scuole, dovrebbero ricordarsi di rappresentare un Paese civile.