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Opinioni
29 Settembre 2021
17:10

La classe dirigente sminuisce Greta Thunberg perché rappresenta la risposta a 50 anni di fallimenti

Perché Greta Thunberg provoca così tanta rabbia e biasimo, soprattutto in una generazione? Perché dopo il suo discorso il web era pervaso da commenti sprezzanti sulle sue parole, così tanto sarcasmo sulle sue battaglie? La verità è che i figli del baby boom hanno paura di quello che rappresenta: un’ondata di attivismo giovanile che esige il cambiamento, sventrando un sistema che loro stessi cinquant’anni prima, nel Sessantotto, avevano messo in discussione, ma che hanno invece finito per abbracciare.
A cura di Annalisa Girardi
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Greta Thunberg ha accusato i leader mondiali di portare avanti da 30 anni politiche vuote, fatte solo di "bla bla bla", sul clima. E cosa le ha risposto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani? Che oltre le proteste servono le proposte. Sogghignando in un fuori onda che "al di là delle chiacchiere, abbiamo detto tutti le stesse cose". In realtà, al di là del fatto che non spetti a una giovane attivista trovare la soluzione alla più grande sfida del ventunesimo secolo, ma ai governi e ai ministri che li compongono, la risposta di Cingolani non è altro altro che la reazione di un'intera generazione all'onda delle manifestazioni per il clima dei giovani. Proprio una generazione, quella del baby boom, che alla fine degli anni Sessanta aveva provato a mobilitarsi per cambiare il modello economico e di sviluppo, facendo propria anche la battaglia ambientale. Ma che adesso, non solo ha dimenticato quella lotta, ma si trova in prima fila a sminuire gli ideali di un'attivista di 18 anni, spesso deridendola e beffeggiandone i discorsi.

"Sulla crisi climatica dai leader mondiali sentiamo solo parole. Le emissioni continuano ad aumentare, possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche", ha detto Greta Thunberg. Il ministro invece, ha invitato i circa 400 giovani da tutto il mondo presenti alla Youth4Climate di Milano a "identificare nuove soluzioni visionarie" oltre che "protestare", in quanto "questo è quello che ci aspettiamo da voi". La verità, però, è che i giovani che si sono mobilitati a livello globale, seguendo l'iniziativa dell'attivista svedese che scioperava davanti alla sua scuola per il clima, di soluzioni visionarie ne hanno dette a palate. Ma i governi, il cui compito oltre che trovare delle risposte alle crisi che viviamo sarebbe proprio quello di metterle in atto, quando ascoltano quelle dei giovani, e ne sentono l'ambizione e la radicalità, si spaventano.

L'Italia è ancora lontanissima dagli obiettivi europei sulla riduzione delle emissioni per il 2030. Ma invece che velocizzare, che prendere decisioni più coraggiose, il governo ha solo sottolineato come i traguardi Ue siano poco realistici, difficilmente realizzabili. Di nuovo quel "bla bla bla" contro cui Greta Thunberg ha puntato il dito, venendo però schernita in tutta risposta.

Ma perché una giovane attivista provoca così tanta rabbia e biasimo, soprattutto in una generazione? Perché dopo il suo discorso il web era pervaso da commenti sprezzanti sulle sue parole, così tanto sarcasmo sulle sue battaglie?

Forse perché in Greta Thunberg la classe dirigente di oggi, di cui gran parte ha vissuto il Sessantotto e i moti giovanili di allora, rivede i propri fallimenti. Le lotte che non è stata capace di portare avanti e su cui, invece, i giovani del nuovo millennio sono più determinati che mai. In altre parole, il motivo di questo disprezzo è che le accuse fatte dalle nuove generazioni a quelle che le hanno precedute semplicemente sono vere. Il cambiamento climatico è reale e sta già avendo conseguenze disastrose a ogni latitudine. Ammettere le proprie responsabilità, la propria inadeguatezza, di fronte a qualcosa di così sconvolgente come le foreste in fiamme e i ghiacciai che non fanno altro che sciogliersi, è troppo difficile. Più facile, invece, è negare la gravità della situazione verso cui ci stiamo dirigendo, bollando come idealisti i discorsi dei giovani e screditando le loro ragioni.

La Generation Z sta mettendo sul tavolo una serie di sfide che i loro genitori e i loro nonni non sono stati in grado di affrontare. Anzi, invece di trovare risposte hanno peggiorato il problema, alimentando un sistema produttivo e sociale che è la diretta causa del cambiamento climatico galoppante. A nessuno piace sentirsi accusato per le scelte fatte, e quindi invece di ammettere gli errori degli ultimi 30 anni, si finisce per sminuire una diciottenne, ignorando come con i suoi cartelli e i suoi scioperi sia riuscita a mobilitare milioni di giovani in tutto il mondo. Certo, contro Greta Thunberg non ci sono solo le frustrazioni di una protesta che voleva cambiare il mondo cinquant'anni fa e che è finita per diventare lo specchio di ciò che cercava di ribaltare. Ci sono anche i più convinti sostenitori del capitalismo così come lo conosciamo finora, che non hanno alcuna intenzione di veder cambiare un modello che è stato la loro fortuna, indipendentemente dal costo che questo ha per il pianeta, per i Paesi al di fuori del perimetro occidentale e per le generazioni future.

I figli del baby boom hanno paura di quello che rappresenta Greta Thunberg: i giovani che vogliono il cambiamento, sventrando un sistema che loro stessi cinquant'anni prima avevano messo in discussione, ma che hanno invece finito per abbracciare.

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