Dalla Camera dei deputati sta per arrivare il via libera definitivo alla "conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia". Si tratta del provvedimento già approvato dal Senato della Repubblica con misure concernenti la seconda rata dell'Imu e, tra le altre cose, la rivalutazione delle quote della Banca d'Italia e la possibilità della vendita di immobili pubblici. Operazioni, queste ultime, dalle quali il Governo conta di ricavare una cifra non lontana dal miliardo di euro (anche se in tal senso le valutazioni divergono sostanzialmente).

Un provvedimento discusso e controverso, finito al centro della polemica del Movimento 5 Stelle, con i deputati che hanno portato avanti una veemente protesta, volta a ritardare l'approvazione del provvedimento. Dopo la protesta di venerdì, con un sit in che ha provocato l'espulsione dall'Aula di 8 deputati (peraltro dal loro "collega" Luigi Di Maio, inflessibile nell'applicare il regolamento di Montecitorio), questa mattina i grillini hanno utilizzato tutto il tempo a loro disposizione, illustrando numerosi emendamenti e manifestando il loro dissenso con l'esposizione di cartelli con la scritta: "Giù le mani da Banca d'Italia". I motivi della contestazione sono riassunti da un post sul blog di Grillo:

Il decreto mette le mani su Bankitalia nascondendosi dietro il paravento dell'abolizione (peraltro parziale) della seconda rata Imu 2013. Il governo saccheggia 7,5 miliardi dalle riserve della Banca centrale (soldi di tutti i cittadini perché si tratta di utili realizzati con le attività in regime di monopolio) e li regala ai soci di Palazzo Koch, ossia banche e assicurazioni private. Il pretesto? La rivalutazione, arbitraria e contestata, delle quote di Bankitalia, ferme ai 156mila euro di valore del 1936. Di solito sono i soci che sborsano danaro per ricapitalizzare la loro azienda. Qui funziona al contrario. Sembra quasi una scalata a debito. Inoltre, alle banche sarà garantito un dividendo del 6% (remunerazione senza eguali sul mercato per quanto riguarda asset risk-free) e dunque intascheranno sino a 450 milioni di euro sui profitti della Banca d'Italia. Allo Stato invece andranno gli spiccioli, visto che una tassazione delle quote al 12% garantirà all'erario appena qualche centinaio di milioni (il governo punta a 900 milioni, ma saranno molto meno perché già le banche hanno rivalutato arbitrariamente le loro quote). Infine, nessuno potrà detenere più del 3% delle quote, mentre oggi ci sono gruppi bancari che hanno molte più azioni (solo Intesa e Unicredit assieme detengono oltre il 50%), quindi molte azioni torneranno in ballottaggio. E potrebbero finire a soggetti controllati da banche straniere.

Polemiche anche dal gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà, in relazione alla "gestione" della vicenda Imu e alla paventata vendita degli immobili pubblici dello Stato, possibile in alcuni casi anche a trattativa privata.