I genitori di Maja T, l’attivista antifascista condanna in Ungheria: “Processo farsa, non ci sono prove”

"Un processo farsa politico". Così il padre di Maja T., attivista antifascista tedesca condannata a otto anni di carcere per tentate lesioni gravi, ha definito il suo caso. La condanna è arrivata in Ungheria, Paese in cui il governo Orban negli ultimi anni ha progressivamente eliminato l'indipendenza del sistema giudiziario dalla politica. Anche se il filone processuale è diverso, i fatti sono gli stessi di cui era accusata Ilaria Salis, a lungo incarcerata a Budapest in condizioni degradanti proprio come Maja.
Le dichiarazioni del padre della 25enne sono arrivate dalla sede Arci nazionale a Roma, in un evento che ha visto la partecipazione di parlamentari di Pd e Avs, oltre all'ex senatore e presidente di A buon diritto Luigi Manconi, tra gli altri. Il processo alla tedesca – componente del gruppo antifascista Hammerbande, cosa che spiega l'ostilità politica del governo Orban nei suoi confronti – è giunto alla conclusione del primo grado. Sia la difesa sia l'accusa, che aveva chiesto una pena ‘esemplare' di 24 anni, hanno fatto ricorso. Nel frattempo, però, Maja rimane rinchiusa in carcere in isolamento.
L'estradizione di Maja "come un rapimento organizzato dallo Stato"
Il padre della giovane ha iniziato ricordando il giorno dell'estradizione della figlia. Era detenuta in Germania, a Dresda, dal dicembre 2023, ma i tribunali accettarono che fosse estradata in Ungheria – nonostante, subito dopo il suo trasferimento, la Corte suprema tedesca avesse stabilito che l'estradizione violava i suoi diritti fondamentali, facendo riferimento al rischio di torture.
"Immaginate che siano le 4 del mattino a Dresda, centinaia di poliziotti stanno transennando strade deserte", ha iniziato l'uomo, parlando in tedesco con l'aiuto di un traduttore. "La nonna e il nonno siedono sui loro girelli davanti al carcere di Dresda, sconvolti. A più di 80 anni, hanno percorso 500 chilometri in un vecchio furgone Volkswagen. La visita era prevista per le 9 del mattino, ma la loro nipotina, la mia bambina Maja, non c'è più".
L'estradizione è stata "un'operazione di stampo paramilitare che mi è sembrata un rapimento organizzato dallo Stato", ha aggiunto. "Estradata in un Paese in cui Maja è tenuta in isolamento da oltre un anno e mezzo, una situazione che può anche essere descritta come tortura psicologica". Un Paese, l'Ungheria, a cui l'Unione europea "ha congelato fino a 22 miliardi di euro a causa della mancanza di uno stato di diritto". E in cui, infatti, Maja è stata condannata "in un processo farsa politicamente motivato e costellato di errori procedurali. La pena detentiva più severa, senza possibilità di libertà condizionata".
Cos'è il Giorno dell'onore in cui i neonazisti marciano a Budapest
La presunta aggressione di Maja sarebbe avvenuta nel corso della Giorno dell'onore, una manifestazione di estrema destra di cui il padre della tedesca ha ricordato le origini. "All'inizio del 1945, Budapest era circondata dall'Armata Rossa. In un periodo in cui la guerra era persa da tempo, le SS, la Wehrmacht e l'esercito ungherese tentarono un'evasione. In un orribile massacro paragonabile a quello di Stalingrado, morirono oltre 160mila persone".
Oggi, quel giorno è diventato un "pretesto per organizzare ogni anno il più grande raduno neonazista d'Europa", in cui "migliaia di neonazisti provenienti da tutta Europa marciano per le strade di Budapest" e "i soldati tedeschi e ungheresi sono celebrati come martiri". Quale sia lo schieramento politico dei partecipanti non è un mistero: "Molti partecipanti marciano apertamente indossando uniformi delle SS e della Wehrmacht, fornite dal Museo di storia militare di Budapest. Vengono esposti saluti nazisti, rune delle SS e svastiche"
Vi partecipano anche "numerosi neonazisti tedeschi, tra cui membri dell'organizzazione fuorilegge ‘Sangue e Onore', che includeva anche i terroristi della ‘Clandestinità Nazionalsocialista‘ (NSU)". Si tratta di un gruppo neonazista che, tra il 2000 e il 2007, ha ucciso dieci persone straniere e che nel 2011 è stato formalmente sciolto l'arresto dei suoi componenti. Ed è originario di Jena, "la città natale di Maja e mia".
Il processo politico e le accuse a Maja T.
Si arriva dunque al 2023. Nel Giorno dell'onore si sono verificati quattro attacchi ai danni dei partecipanti, con sei persone gravemente ferite. "Maja è accusata di un possibile coinvolgimento in due degli attacchi", ha ricordato il padre, che ha sottolineato: "La violenza non deve essere un mezzo di dibattito politico. Se ci sono accuse, devono essere indagate. Ma in un processo equo e giusto, non in un processo farsa politico".
Gli elementi a sostegno dell'accusa sono sostanzialmente inesistenti: "C'è solo un video dell'incidente. Secondo l'accusa, una persona con un cappello rosso è Maja". Questo è quanto. Per di più, ha evidenziato l'uomo "questa stessa persona, che presumibilmente è Maja, passa, indietreggia e poi prosegue. Questa persona non ha niente in mano, non colpisce nessuno e non ferisce nessuno".
I prossimi passi e la richiesta: "Solidarietà a Maja, non dimenticatela"
Nonostante questo, è arrivata una condanna a otto anni di carcere che in secondo grado potrebbe anche essere aggravata. Per il ricorso ci potrebbe volere fino a un anno, e in questo periodo Maja resterà rinchiusa in isolamento.
Il padre dell'attivista ha raccontato quale sia il clima politico in Ungheria: nel Giorno dell'onore di quest'anno, "4mila neonazisti si sono riuniti nuovamente a Budapest. A una contromanifestazione, avrebbe dovuto parlare l'86enne sopravvissuta all'Olocausto Katalin Sommer. L'evento è stato vietato perché Antifa era stata classificata come organizzazione terroristica". Si è svolta una conferenza stampa "con associazioni di vittime del regime nazista", ma solo alla presenza di "settanta agenti di polizia" e solo dopo che "i dati personali di tutti gli oratori sono stati registrati".
Insomma, Budapest è diventata una città dove "migliaia di neonazisti marciano senza ostacoli" mentre "le proteste possono portare a procedimenti giudiziari". L'uomo ha concluso, però, con un appello di speranza: "Ciò che dà coraggio a Maja nonostante l'isolamento e le condizioni degradanti è la solidarietà. È la sensazione di non essere dimenticata, di essere sostenuta da così tante persone". E ha ricordato: "Antifascismo significa non solo difenderci dal fascismo, ma dalle tendenze autoritarie e totalitarie in generale. Antifascismo significa difendere la democrazia, lo stato di diritto e la dignità umana".