Tensioni in vista con il Consiglio dei ministri di questa sera: ufficialmente il Consiglio si riunisce per discutere il nuovo decreto terremoto e per esaminare la proposta del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sul carcere per i grandi evasori. In realtà, si potrebbero toccare molti più punti, risultato dei recenti scontri fra le forze di governo in tema di manovra economica. Prima del Cdm è atteso a palazzo Chigi un vertice di maggioranza, in cui si tenterà di sciogliere alcuni fra i principali nodi in materia.

In un post pubblicato sul Blog delle Stelle, il Movimento aveva chiarito i suoi malumori per quanto riguarda la manovra varata, affermando che senza le tre proposte pentastellate non si sarebbe potuta ratificare la legge di Bilancio. Le misure in questione, su cui si è ripetuto varie volte nei giorni scorsi il leader pentastellato Luigi Di Maio, sono:

  • Introduzione subito del carcere ai grandi evasori e la confisca per sproporzione. Non bisogna solo colpire chi evade centinaia e centinaia di migliaia di euro, ma occorre anche che lo Stato si riprenda quello che hanno sottratto ai cittadini onesti, per poi re-investirlo in favore delle piccole e medie imprese.
  • Obbligo del pos ma solo dopo aver abbattuto drasticamente i costi su carte di credito e dispositivi. Le commissioni bancarie invariate, fanno diventare la sanzione  sull’obbligatorietà una tassa ingiustificata.
  • Revocare il cambio del regime forfettario per le partite iva al 15%. Questo regime non va toccato. Lo Stato non può dire a un giovane un anno che pagherà il 15% di tasse e l’anno dopo gli cambia le regole in corso. Un giovane e una famiglia hanno diritto di poter pianificare il loro futuro e lo Stato deve sostenerli, considerando che un libero professionista si trova ad affrontare anche il cosiddetto “rischio di impresa”, senza avere un welfare che lo sostiene.

Lo scontro fra le forze di maggioranza

Un altro punto fondamentale su cui si concentrano gli scontri fra le forze di maggioranza è Quota 100, la misura varata dal precedente governo gialloverde. I pentastellati sono per il mantenimento del cavallo di battaglia della Lega, mentre Italia Viva di Matteo Renzi continua a spingere per l'abolizione del provvedimento, così come ritiene inutile l'abbassamento del tetto del contante da 3mila a 1000 euro, un altro punto su cui ancora manca l'intesa.

Per quanto riguarda il Partito democratico, al momento sta lasciando a Movimento Cinque Stelle e Italia Viva il campo di scontro su Quota 100, mentre pare approvare il carcere per i grandi evasori. Tuttavia, sottolineano fonti democratiche, la misura deve essere inserita all'interno di un ampio piano di lotta all'evasione. Il capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, invita tutte le parti a mantenere la calma in vista del vertice di questa sera: "Ogni anno dimentichiamo quello che è successo negli anni precedenti. Quando si discute una manovra c'è sempre una discussione tra le forze politiche. L'importante è che avvenga con buon senso, equilibrio, senza risse tra le parti di maggioranza". Un po' meno diplomatico il segretario dem, Nicola Zingaretti, che ieri ha detto stop alle polemiche, avvertendo di stare "attenti che gli italiani non sono coglioni", ma ha ammesso che l'intesa sulla manovra ancora non si è trovata.

La mediazione di Giuseppe Conte

Da parte sua, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rimane sulla linea per cui Quota 100 sarà mantenuta, ma rifiuta l'accusa di una stretta alle partite Iva. Conte specifica anche che la diminuzione del tetto del contante sarà graduale e arriverà a 1000 euro solamente a partire dal terzo anno dopo l'avvio della manovra. Per quanto riguarda le sanzioni a coloro che non utilizzano il Pos, il presidente del Consiglio rimane fermo sulla necessità di promuovere l'obbligatorietà del pagamento elettronico anche attraverso multe per chi si rifiuta, ma ammette la possbibilità di lavorare a una riduzione dei costi delle transazioni da concordare con l'Abi.